WikipediaC’è una fotografia di Michael Collins scattata nel 1922, poche settimane prima della sua morte. Ha 31 anni, indossa l’uniforme da generale, e sorride con quella sicurezza leggermente sfrontata che lo aveva reso leggendario. Non sembra un uomo che sa di avere poco tempo. Eppure l’Irlanda che stava contribuendo a costruire era già in guerra civile, e Collins lo sapeva.
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È difficile pensare a un’altra figura nella storia irlandese che susciti emozioni così intense ancora oggi. I suoi ritratti sono appesi nei pub di tutta l’isola. Il suo nome è dato a strade, stadi, aeroporti. Il film di Neil Jordan del 1996, con Liam Neeson nel ruolo protagonista, lo ha reso famoso in tutto il mondo. Eppure la sua vita è durata appena 31 anni, e il suo contributo alla nascita dello stato irlandese si è concentrato in un periodo di soli tre anni — tra il 1919 e il 1922 — che hanno cambiato per sempre la storia dell’isola.
Le origini: dalla contea di Cork a Londra
Michael Collins nasce il 16 ottobre 1890 a Clonakilty, nella contea di Cork, ultimo di otto figli di un contadino di 60 anni — un padre che morirà quando Michael ha sei anni, lasciandogli come eredità una mente acuta e un senso fortissimo dell’identità irlandese. Cresce in un ambiente pervaso di storie sulla resistenza e sulla storia d’Irlanda: è la nonna a trasmettergli le prime fiamme del nazionalismo.
A 15 anni supera l’esame per entrare nel servizio postale britannico e si trasferisce a Londra, dove lavora come impiegato e poi come operatore di borsa. È qui che entra in contatto con i circoli nazionalisti irlandesi della capitale britannica e si iscrive all’Irish Republican Brotherhood, la società segreta che teneva vivo il fuoco dell’indipendenza. Londra lo forma: impara a muoversi nei sistemi burocratici, a capire come funziona il potere, a leggere le strutture che vuole combattere.
L’Easter Rising del 1916
Nel 1916, Collins torna in Irlanda per partecipare alla Rivolta di Pasqua. Combatte all’interno del General Post Office di Dublino insieme a Patrick Pearse e James Connolly. La rivolta viene schiacciata in pochi giorni dai britannici, e Collins viene arrestato e internato nel campo di Frongoch, in Galles, insieme a centinaia di altri ribelli irlandesi.
Frongoch si rivela un’università della rivoluzione. Collins usa i mesi di detenzione per conoscere, organizzare e costruire le reti di relazioni che torneranno utili negli anni successivi. Quando viene rilasciato, alla fine del 1916, è già una figura di riferimento nel movimento repubblicano.
Il genio della guerriglia urbana
Dal 1919, con l’inizio della Guerra d’Indipendenza Irlandese, Collins assume il ruolo che lo renderà leggendario: direttore dell’intelligence dell’IRA e ministro delle finanze del governo rivoluzionario. È lui a inventare di fatto le tecniche della guerriglia urbana moderna — quelle stesse tecniche che movimenti di liberazione di tutto il mondo studieranno nei decenni successivi.
La sua intuizione è semplice ma rivoluzionaria: non combattere l’esercito britannico frontalmente — sarebbe una sconfitta certa — ma colpire il sistema nervoso del dominio coloniale. L’intelligence. Le reti di informatori. Le forze speciali. Collins costruisce una rete di spie all’interno della polizia e dell’amministrazione coloniale britannica, raccoglie informazioni in tempo reale su ogni mossa degli avversari e colpisce con precisione chirurgica.
Il 21 novembre 1920 — il “Bloody Sunday” del 1920, diverso dall’omonimo del 1972 a Derry — Collins coordina l’eliminazione simultanea di quattordici agenti segreti britannici a Dublino in una sola mattina. I britannici rispondono aprendo il fuoco sulla folla di uno stadio durante una partita di GAA, uccidendo quattordici civili. La brutalità della risposta britannica alienò ulteriore simpatia internazionale alla causa irlandese.
I britannici lo chiamano “il più grande nemico che l’Impero abbia mai affrontato”. Mettono una taglia sulla sua testa. Eppure Collins continua a muoversi liberamente per Dublino in bicicletta, riconoscibile a tutti, inafferrabile. Il suo fascino personale, la capacità di ispirare lealtà assoluta e di muoversi tra i livelli della società senza mai fermarsi — il “Big Fellow”, come lo chiamavano — era parte integrante della sua strategia.
Il Trattato angloirlandese e la scelta impossibile
Nel luglio 1921 viene dichiarato il cessate il fuoco. Collins viene inviato a Londra come parte della delegazione irlandese per negoziare il trattato con i britannici — una scelta che lui stesso considera quasi una condanna. “Sto firmando il mio atto di morte” avrebbe detto, secondo la leggenda, nel momento di apporre la firma sul Trattato Angloirlandese del dicembre 1921.
Il trattato garantisce la nascita dello Stato Libero d’Irlanda per 26 delle 32 contee dell’isola, con uno status di dominio all’interno dell’Impero Britannico — non la piena Repubblica che i nazionalisti avevano sognato. Le sei contee del Nord restano britanniche. Collins lo difende come un “trampolino di lancio” — un punto di partenza da cui ottenere l’indipendenza completa, non il punto di arrivo.
Non tutti la vedono così. Éamon de Valera, presidente della Repubblica rivoluzionaria, rifiuta il trattato e rompe con Collins. L’Irlanda si spezza in due: chi è per il trattato e chi è contro. Nel giugno 1922 scoppia la Guerra Civile Irlandese — la più dolorosa delle fratture, tra uomini che avevano combattuto insieme contro i britannici e ora si trovavano su fronti opposti.
La morte sull’Éamon Coppeen
Il 22 agosto 1922, Collins si trova nella sua amata contea di Cork per una serie di incontri. È un viaggio pericoloso — la zona è controllata dagli anti-trattato — ma Collins vuole incontrare i comandanti locali e cercare una via per porre fine alla guerra civile. C’è chi dice che stesse cercando di avviare trattative segrete.
Nel pomeriggio, il convoglio in cui viaggia viene attaccato in un’imboscata nella valle di Béal na Bláth. Negli scambi di fuoco, Collins viene colpito alla testa da un proiettile. Muore sul posto. Aveva 31 anni.
Chi lo abbia ucciso esattamente non è mai stato stabilito con certezza. L’identità del cecchino è rimasta un mistero storico che alimenta dibattiti ancora oggi. Alcuni hanno ipotizzato che il suo stesso convoglio abbia risposto in modo tale da renderlo un bersaglio. La verità è sepolta con lui nel cimitero di Glasnevin a Dublino, dove la sua tomba è ancora oggi meta di pellegrinaggio.
L‘eredità: l’Irlanda che non si è mai dimenticata di lui
Collins muore troppo presto per vedere i risultati del suo lavoro. Lo Stato Libero d’Irlanda sopravvive, si consolida, diventa con il tempo la Repubblica d’Irlanda che conosciamo oggi. Ma la guerra civile lascia ferite profonde — ferite che hanno diviso la politica irlandese per generazioni, con Fine Gael e Fianna Fáil che affondano le radici nei due fronti contrapposti del 1922.
Eppure Collins non è mai diventato una figura divisiva come potrebbero suggerire le sue scelte politiche. È diventato invece un mito — il giovane generale di Cork che ha battuto l’Impero Britannico con l’intelligenza e il coraggio, che ha pagato con la vita le scelte difficili, che ha avuto la grandezza di scegliere la pace anche quando la guerra era più semplice.
Il film di Neil Jordan del 1996 — con Liam Neeson, Aidan Quinn e Julia Roberts — ha portato la sua storia a milioni di spettatori nel mondo e ha scatenato in Irlanda un dibattito ancora vivo su chi fosse davvero Collins e cosa rappresenti. Eroe o traditor? Pragmatico o visionario? Probabilmente entrambe le cose, come spesso accade con i grandi.
Per capire il contesto storico in cui Collins ha operato, la nostra sezione dedicata alla storia d’Irlanda offre approfondimenti sulla Guerra d’Indipendenza, sull’Easter Rising del 1916 e sulla nascita della Repubblica d’Irlanda. E se volete visitare i luoghi che Collins ha attraversato, Cork e il suo entroterra sono ancora oggi profondamente segnati dalla sua memoria.





