shultz, PixabayEsiste uno stereotipo per chi ama viaggiare in Irlanda che resiste a qualsiasi smentita: quello degli irlandesi che bevono. Come tutti gli stereotipi, contiene qualcosa di vero, qualcosa di esagerato e qualcosa di più interessante di quanto non sembri in superficie. Il rapporto degli irlandesi con l’alcol è reale, documentato, e per certi versi problematico — ma è anche profondamente culturale, legato a una funzione sociale del bere che non ha equivalenti nella maggior parte dei paesi europei. E sta cambiando, con una velocità che sorprende chi visita l’isola.
Il pub come istituzione sociale
Per capire il rapporto irlandese con l’alcol bisogna partire dal pub, che in Irlanda non è semplicemente un locale dove si beve. È lo spazio pubblico per eccellenza — quello che in Italia è la piazza, in Francia è il café, in Irlanda è il pub. Ci si va dopo il lavoro, la domenica in famiglia, dopo la messa, dopo il funerale. Ci si va per incontrare amici, per sentire musica dal vivo, per guardare il rugby, per leggere il giornale in silenzio. L’alcol è presente, ma non è necessariamente il protagonista: molti irlandesi entrano in un pub e ordinano un tè, un succo di frutta o una pinta analcolica senza che nessuno ci faccia caso.
La Guinness è il simbolo di questa cultura più di qualsiasi altra bevanda. Non è solo una birra: è un’icona nazionale, un rito sociale, quasi un’istituzione. Il modo in cui viene versata — lentamente, in due fasi, con la pausa che permette alla schiuma di assestarsi — è parte integrante dell’esperienza. Ordinare una Guinness in un pub irlandese e guardarla riempirsi nel bicchiere è uno di quei momenti che i visitatori ricordano. Per saperne di più sulla storia della birra più famosa d’Irlanda, la Guinness Storehouse a Dublino è il punto di partenza ideale.
I dati: un problema reale
Al di là della cultura del pub, i dati sul consumo di alcol in Irlanda sono tra i più alti d’Europa. Secondo le statistiche dell’OCSE, l’Irlanda si colloca regolarmente tra i paesi con il consumo pro capite più elevato del continente. Il binge drinking — il consumo eccessivo concentrato in una o due serate a settimana — è un fenomeno riconosciuto e discusso pubblicamente dalla società irlandese stessa, non solo segnalato dall’esterno. Il governo ha introdotto negli ultimi anni misure significative: etichette di avvertimento sanitario sulle bottiglie (legge approvata nel 2023, prima in Europa), restrizioni alla pubblicità dell’alcol, aumento delle tasse sui superalcolici.
Il problema ha radici storiche complesse. Alcuni studiosi lo collegano alle conseguenze psicologiche della Grande Carestia dell’Ottocento, che ha lasciato traumi generazionali profondi. Altri lo legano alla repressione cattolica della sessualità e del corpo, che avrebbe trovato nel bere una valvola di sfogo socialmente accettata. Altri ancora semplicemente al clima, al buio dell’inverno irlandese, alla struttura sociale costruita intorno al pub. Probabilmente è tutto questo insieme.
Come sta cambiando
Il dato più interessante degli ultimi anni è che i giovani irlandesi bevono sempre meno. Le ricerche mostrano che la generazione nata dopo il 2000 consuma alcol in quantità significativamente inferiori rispetto ai genitori e ai nonni. Il fenomeno è europeo ma in Irlanda è particolarmente marcato, quasi come reazione consapevole a un modello culturale che la generazione precedente ha vissuto come problema. I pub stanno rispondendo: l’offerta di birre artigianali analcoliche e cocktail senz’alcol è esplosa negli ultimi cinque anni, e ordinare una bevanda analcolica in un pub irlandese non ha più nessuna connotazione sociale negativa.
L’Irlanda sta insomma rinegoziando il suo rapporto con l’alcol — senza rinunciare al pub, che è troppo centrale nella vita sociale per essere messo in discussione, ma ripensando cosa si beve dentro. Per scoprire i pub più interessanti della capitale, la nostra guida ai pub di Dublino raccoglie i locali più autentici della città.





