Edward Scriven, WikipediaC’è una paradosso al cuore della storia di Theobald Wolfe Tone che dice tutto sul personaggio: era un protestante anglicano di buona famiglia dublinese, avvocato di formazione, cresciuto nell’élite che beneficiava del dominio britannico sull’Irlanda. Eppure divenne il più feroce nemico di quel dominio, il fondatore del movimento che per la prima volta cercò di unire cattolici e protestanti nella lotta per l’indipendenza, e il padre spirituale di ogni forma di repubblicanesimo irlandese fino ai giorni nostri. Morì a 35 anni, in una cella di prigione di Dublino, per non darsi ai britannici la soddisfazione di impiccarlo.
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Due secoli e passa dopo, il suo nome è ancora ovunque in Irlanda. Piazze, scuole, statue, murales. La sua visione di un’Irlanda unita e laica, libera dalla dominazione britannica e dalle divisioni religiose, è rimasta il riferimento ideale — e il punto di tensione irrisolto — di tutta la storia irlandese successiva.
Le origini e la formazione
Theobald Wolfe Tone nasce il 20 giugno 1763 a Dublino, figlio di un costruttore di carrozze benestante. Studia al Trinity College di Dublino — la stessa università che secoli dopo ospiterà Oscar Wilde e Samuel Beckett — e si laurea in legge. È un uomo brillante, colto, dotato di una penna tagliente e di un carisma naturale. I suoi diari — scritti con un’ironia e una vivacità rare per l’epoca — sono ancora oggi considerati tra i documenti più leggibili della storia irlandese del Settecento.
La sua radicalizzazione politica avviene gradualmente, nutrita dalla lettura dei filosofi illuministi francesi e americani, dall’osservazione della miseria in cui viveva la maggioranza cattolica irlandese sotto il sistema delle Penal Laws — le leggi che escludevano i cattolici dalla vita politica, dall’istruzione e dalla proprietà della terra — e dall’entusiasmo per le rivoluzioni americana e francese. Se gli americani potevano liberarsi dalla corona britannica, perché non gli irlandesi?
Gli United Irishmen e la visione unitaria
Nel 1791 Tone pubblica un pamphlet destinato a cambiare la storia irlandese: An Argument on Behalf of the Catholics of Ireland. Il testo fa una cosa allora rivoluzionaria: un protestante che difende i diritti dei cattolici, non per ragioni religiose ma per ragioni politiche. L’Irlanda non si libererà mai, argomenta Tone, finché rimarrà divisa tra le sue comunità religiose. L’unico modo per battere i britannici è unire protestanti, cattolici e dissenters presbiteriani in un movimento comune.
Nell’ottobre dello stesso anno, insieme a Thomas Russell, Napper Tandy e altri, fonda a Belfast la Society of United Irishmen. L’obiettivo iniziale è riformista — ottenere un parlamento irlandese più rappresentativo — ma il movimento si radicalizza rapidamente verso l’indipendenza totale. I britannici lo mettono fuorilegge nel 1794.
Tone ha capito che senza un aiuto esterno la ribellione non può funzionare. Si reca in America e poi a Parigi, dove convince il governo rivoluzionario francese a sostenere la causa irlandese con una spedizione militare. È diplomazia pura, condotta da un uomo senza esercito e senza stato, armato solo delle proprie parole.
La spedizione di Bantry Bay e il fallimento del 1796
Nel dicembre 1796, una flotta francese di 43 navi con 15.000 soldati a bordo e Tone tra i passeggeri salpa verso l’Irlanda. La destinazione è la contea di Cork, e l’obiettivo è sbarcare a Bantry Bay e dare il via alla ribellione. È il momento più vicino in cui l’Irlanda sia mai arrivata all’indipendenza nel XVIII secolo.
Il tempo irlandese decise altrimenti. Tempeste violentissime disperdono la flotta, impediscono lo sbarco, costringono le navi al ritorno. Tone, a bordo di una nave che rimane in rada per giorni a pochi chilometri dalla costa irlandese senza poter sbarcare, scrive nel suo diario parole che fanno ancora male a leggerle: “L’Inghilterra non ha avuto un’avversità come questa dal tempo dell’Armada”.
La cittadina di Bantry — dove la baia porta ancora il segno di quel momento — lo ricorda con orgoglio. La piazza principale porta il suo nome, e nel porto c’è una statua che guarda verso il mare da cui non riuscì mai a sbarcare.
La ribellione del 1798 e la cattura
Nel 1798 scoppia finalmente la ribellione degli United Irishmen — ma senza il coordinamento necessario, con i leader già arrestati dai britannici, e in condizioni di inferiorità schiacciante. La repressione è brutale: si stima che tra 10.000 e 30.000 persone perdano la vita in pochi mesi, in quello che molti storici considerano il conflitto più sanguinoso della storia irlandese in proporzione alla popolazione.
Tone organizza da Parigi un’altra spedizione francese. Salpa con una piccola flotta in agosto, ma viene intercettato dalla marina britannica al largo di Lough Swilly, nel Donegal. Catturato il 3 novembre 1798, viene trasportato a Dublino e processato per alto tradimento davanti a una corte marziale. Non nega nulla — anzi, pronuncia un discorso di difesa orgoglioso e sfidante, rivendicando ogni azione compiuta.
La morte e il mito
Condannato all’impiccagione, Tone chiede di essere fucilato come soldato — una morte onorevole invece di quella infamante del patibolo. I britannici rifiutano. Il 12 novembre 1798, prima che la sentenza venga eseguita, viene trovato nella sua cella con una ferita alla gola. Muore otto giorni dopo, il 19 novembre. Aveva 35 anni.
Se si sia inflitto la ferita da solo o se vi sia stata una mano esterna è una questione che la storia non ha mai risolto definitivamente. Quello che è certo è che i britannici non ottennero la soddisfazione di impiccarlo pubblicamente. È un finale che si addice perfettamente al personaggio — ribelle fino all’ultimo, padrone della propria uscita di scena anche nell’impossibilità.
È sepolto nel cimitero di Bodenstown, nella contea di Kildare. Ogni anno, la domenica più vicina al 20 giugno, il Sinn Féin organizza una cerimonia commemorativa sulla sua tomba — una tradizione che continua da oltre un secolo e che dice molto su quanto profondo sia il solco che Tone ha tracciato nella storia politica irlandese.
L’eredità: perché Wolfe Tone conta ancora
Theobald Wolfe Tone è il padre del repubblicanesimo irlandese nel senso più preciso del termine: è lui che per primo ha formulato in modo coerente l’idea di una repubblica irlandese indipendente, laica e inclusiva — che superasse le divisioni religiose invece di esserne dominata. Questa visione ha ispirato ogni generazione successiva di nazionalisti e repubblicani irlandesi, da Robert Emmet a Michael Collins, dagli eroi dell’Easter Rising del 1916 ai protagonisti dei Troubles nel Nord.
Il paradosso è che proprio la divisione tra Nord e Sud — tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord ancora britannica — rappresenta il fallimento della sua visione unitaria. Wolfe Tone voleva unire le due comunità dell’isola; la storia le ha invece separate in stati diversi. È un’ironia che gli storici irlandesi continuano a elaborare, e che il processo di pace avviato con il Good Friday Agreement del 1998 ha cercato, in qualche modo, di sanare.
Per capire il contesto storico in cui Tone ha operato e le conseguenze della ribellione del 1798, la nostra sezione dedicata alla storia d’Irlanda offre approfondimenti su ogni fase della lotta per l’indipendenza. E tra i personaggi famosi irlandesi che hanno raccolto la sua eredità, Michael Collins è forse quello che più direttamente ha portato a compimento — almeno in parte — il sogno di Wolfe Tone.





