Belfast mi ha sorpreso: appunti di viaggio da una città che non ti aspetti

Arrivi a Belfast con aspettative basse. Non è colpa tua, è colpa della narrativa. Per decenni Belfast è stata sinonimo di conflitto, di muri di separazione, di notizie che facevano paura. Anche chi non ha vissuto quel periodo lo sa per sentito dire, per immagini viste in televisione, per le storie che i genitori raccontavano. Arrivi quindi con una specie di precauzione emotiva, come quando entri in un posto che ha avuto una storia difficile e non sai bene come comportarti.

E poi la città ti prende di sorpresa. Non piano piano, subito. Già uscendo dalla stazione dei bus verso il National Express, già arrivando in autobus con la skyline che appare oltre il finestrino, già camminando per la prima volta lungo il fiume Lagan verso il centro. Belfast è vivace. Belfast è giovane. Belfast è una delle città più inaspettatamente piacevoli che ho visitato in Europa.

La città che si è reinventata

La trasformazione di Belfast negli ultimi vent’anni è uno di quei fenomeni urbani che gli studiosi citano come esempio virtuoso. Dal Good Friday Agreement del 1998 in poi, la città ha investito in modo massiccio nella rigenerazione — e si vede. Il Titanic Quarter, dove sorgevano i cantieri navali Harland & Wolff, è oggi un quartiere moderno con il Titanic Belfast come pezzo centrale: un museo straordinario che racconta la storia della nave più famosa del mondo con una narrativa che non evita il dolore ma non si compiace nel catastrofismo. Ci sono entrato senza grandi aspettative e ne sono uscito due ore dopo con la sensazione di aver capito qualcosa di importante su questa città e sulla sua gente.

Il Cathedral Quarter, attorno alla St Anne’s Cathedral, è diventato il cuore creativo della città: gallerie d’arte, bar con musica live, ristoranti che farebbero bella figura a Londra o Berlino. La sera ci sono ragazzi seduti fuori dai pub anche quando fa freddo — e a Belfast fa spesso freddo — con quella disinvoltura allegra che è tipica delle città che hanno deciso di godersi la vita dopo averne avuta troppa poca.

I murales: quando l’arte nasce dal dolore

Non si può andare a Belfast senza vedere i murales. Non come attrazione turistica — come esperienza necessaria per capire dove sei. I murales dei quartieri di Falls Road e Shankill Road raccontano trent’anni di conflitto con una franchezza che nessun museo potrebbe replicare. Ci sono volti enormi di persone morte, slogan politici che non hanno perso nulla della loro carica, immagini di guerrieri e martiri dipinti con una cura tecnica che sorprende ogni volta.

Quello che non ti aspetti è la complessità emotiva che si prova camminandoci in mezzo. Non è solo tristezza — è qualcosa di più stratificato. C’è rabbia, c’è orgoglio, c’è dolore, c’è anche speranza in certi murales più recenti che parlano di pace e riconciliazione. E c’è quella sensazione strana di essere un turista in un posto che è ancora, per molti residenti, semplicemente casa. I taxi neri di Belfast fanno tour guidati tra i murales — i driver raccontano la storia con una precisione e un equilibrio che ho trovato ammirevole. Nessuno dei due lati viene glorificato, nessuno viene demonizzato. Solo fatti, storie, nomi.

I Peace Walls — i muri di separazione tra i quartieri cattolici e protestanti — esistono ancora. Questo è forse la cosa che colpisce di più: non sono un reperto storico, sono strutture fisiche ancora in piedi, ancora presidiate da cancelli che si aprono e chiudono a certi orari. La città è cambiata enormemente ma non ha finto che il passato non sia esistito. Lo porta ancora addosso, e in qualche modo questo la rende più autentica, non meno.

La Belfast che non ti aspetti

La Belfast che non ti aspetti è quella del cibo. La scena gastronomica è esplosa negli ultimi anni — il mercato di St George, aperto dal venerdì alla domenica, è uno dei mercati del cibo più vivaci che abbia mai visto: bancarelle di pesce fresco dell’Atlantico, formaggi locali, pane fatto in casa, spezie, fiori. Ho mangiato un fish chowder a un tavolino fuori da una bancarella sotto la pioggia leggera di novembre e ho pensato che era uno dei pasti migliori del mio viaggio in Irlanda.

La Belfast che non ti aspetti è quella della sera. I pub del centro — il Crown Liquor Saloon con i suoi box in legno intagliato, i locali del Cathedral Quarter, i bar più nuovi con birre artigianali locali — si riempiono di una mescolanza di studenti universitari, professionisti, turisti e residenti di ogni età che coesistono in modo naturale. La musica live è ovunque. Il craic è reale, non performativo.

La Belfast che non ti aspetti è quella che ti viene a prendere quando stai già pensando di andartene. Stavo aspettando l’autobus per Dublino nell’ultimo pomeriggio quando un tassista in pensione mi ha attaccato discorso alla fermata e per quaranta minuti mi ha raccontato la sua vita — la sua infanzia nei Troubles, i suoi figli che studiano a Londra, la sua certezza che Belfast stia diventando finalmente la città che avrebbe sempre dovuto essere. “We’re getting there”, ha detto. Ci stiamo arrivando.

Se stai pianificando un viaggio in Irlanda del Nord, la guida completa a Belfast raccoglie tutto quello che serve sapere per organizzare al meglio la visita — quartieri, attrazioni, trasporti e consigli pratici per una città che merita molto più di quanto le viene solitamente dato.

Secondo il Belfast Live, la città è stata classificata più volte tra le destinazioni europee in più rapida crescita turistica negli ultimi cinque anni — un dato, per chi ci è stato di recente, difficilmente contestabile.

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