The Pogues

Nel 1982, mentre il mondo occidentale si divideva tra sintetizzatori new wave e hair metal, un gruppo di anglo-irlandesi sfogava la propria rabbia nei pub di Londra. Con un nome provocatorio come Pogue Mahone (che in gaelico significa “baciami il sedere”), i The Pogues hanno dato vita al Celtic Punk, mescolando la velocità e l’urgenza del punk rock con la malinconia e gli strumenti della tradizione irlandese.

Shane MacGowan: il poeta maledetto della diaspora

Il cuore e la mente geniale della band è stato Shane MacGowan. Figlio di immigrati irlandesi a Londra, MacGowan ha vissuto in prima persona la complessità dell’esilio: l’Irlanda mitica delle origini e la dura realtà urbana britannica. I suoi testi sono veri e propri capolavori letterari, capaci di raccontare l’alcolismo, la povertà, la guerra e l’amore con una crudezza che ricorda Shakespeare.

Il sound: tin whistle, banjo e chitarre distorte

Nei Pogues, il tin whistle suonato da Spider Stacy e il banjo di Jem Finer non si limitavano a accompagnare ballate tranquille, ma venivano suonati con l’energia di un vero attacco punk. Album come Rum, Sodomy & the Lash (prodotto da Elvis Costello nel 1985) e If I Should Fall from Grace with God (1987) sono considerati delle vere e proprie pietre miliari nella musica mondiale.

Fairytale of New York: il capolavoro natalizio

La loro canzone più iconica è senza dubbio Fairytale of New York (1987), un duetto tra MacGowan e Kirsty MacColl. Non stiamo parlando della solita canzone di Natale dolce e melensa: è piuttosto una lotta disperata tra due immigrati segnati dalla vita, che sognano un Natale a New York che non si realizzerà mai. Ogni anno, questo brano viene votato come la canzone natalizia più amata in Irlanda e nel Regno Unito, dimostrando che la musica celtica può essere sia dura che autentica, ma anche incredibilmente romantica.