Giugno in Irlanda: quello che nessuna guida ti dice

Arrivano a giugno con i sandali. Ogni anno, puntualmente, migliaia di turisti italiani atterrano a Dublino convinti che l’estate irlandese assomigli vagamente all’estate italiana — magari un po’ più fresca, magari con qualche nuvola in più, ma sostanzialmente estiva. Poi escono dall’aeroporto, il vento li colpisce in faccia, e cominciano a capire.

Giugno in Irlanda è meraviglioso. Ma è meraviglioso a modo suo, e bisogna saperlo prima di partire. Non è la Grecia. Non è la Spagna. È qualcosa di completamente diverso, e chi ci torna ogni anno — e sono tanti — lo sa bene: l’Irlanda in estate è il posto dove il tempo che fa non determina il tempo che passi.

Il meteo che nessuno ti ha detto davvero

La verità è che il clima irlandese non è mai davvero brutto — è variabile. E variabile in Irlanda significa che in una stessa giornata di giugno puoi avere sole brillante alle 9, pioggia scrosciante alle 11, arcobaleno alle 12 e di nuovo sole alle 13. Non è un modo di dire. È la norma.

Gli irlandesi lo sanno e si comportano di conseguenza: escono con l’impermeabile in borsa anche quando splende il sole, mangiano il gelato sotto la pioggia senza sembrare minimamente turbati, e quando arriva un acquazzone improvviso entrano in qualsiasi negozio o pub nelle immediate vicinanze e aspettano che passi. Di solito passa in venti minuti. Di solito.

Quello che colpisce, però, è la luce. A giugno in Irlanda fa luce fino alle 22:30, a volte alle 23:00. È una luce obliqua, dorata, che rende i prati verdi ancora più verdi e le scogliere ancora più drammatiche. I fotografi lo sanno — la golden hour in Irlanda a giugno dura quasi due ore. Chi arriva aspettandosi il sole del Mediterraneo rimane deluso. Chi arriva con gli occhi aperti rimane senza fiato.

Gli irlandesi in estate: un popolo diverso

C’è una trasformazione che avviene ogni anno, puntuale come le rondini, quando il calendario segna giugno. Gli irlandesi diventano felici. Non che siano tristi il resto dell’anno — ma d’estate c’è qualcosa di diverso nell’aria. I pub aprono i tavolini fuori, anche quando la temperatura non giustificherebbe del tutto la cosa. Le famiglie invadono le spiagge con i bambini avvolti in tre strati di pile. I festival di paese spuntano ovunque — ogni villaggio, ogni cittadina, ogni borgo ha il suo evento estivo, la sua sagra, la sua settimana di musica tradizionale.

La cosa che stupisce di più il turista italiano è che gli irlandesi festeggiano il sole quando arriva — davvero, come un evento straordinario. Se per due giorni consecutivi splende il sole e fa 18 gradi, le terrazze sono piene, la gente è per strada, i bambini giocano nei parchi fino a tardi. È una gioia genuina, non performativa. È il sollievo di chi sa che il bel tempo è un regalo, non un diritto.

E poi ci sono i pub. In estate i pub irlandesi cambiano carattere: più rumorosi, più affollati, con musica dal vivo quasi ogni sera. Non la musica turistica organizzata di certi locali del centro di Dublino — quella vera, quella che parte spontaneamente quando qualcuno tira fuori un fiddle e qualcun altro attacca con il bodhrán. Succede soprattutto nei paesi, fuori dalla capitale, nei pub dove le sedie sono consumate e il bancone ha qualche decade di storia.

Turisti confusi e lezioni involontarie

Giugno in Irlanda è anche il mese in cui il turismo raggiunge la massa critica. Le Cliffs of Moher sono piene. La Wild Atlantic Way è la strada costiera più trafficata d’Europa. Dublino il venerdì sera è irriconoscibile. E in mezzo a tutto questo c’è sempre qualcuno che impara qualcosa di inaspettato sull’Irlanda.

La lezione più comune è quella del tempo. Non il meteo — il ritmo. L’Irlanda non è un paese frenetico. Anche in alta stagione, anche quando i parcheggi sono esauriti e le prenotazioni nei ristoranti vanno fatte con una settimana di anticipo, c’è una certa flemma nell’aria. Il cameriere che arriva dopo venti minuti non si scusa e non si affretta — arriva, prende l’ordine con calma, e la cosa già vi sembra normale nel giro di due giorni. È il paese che ti decelera, anche se non volevi farlo.

La seconda lezione è quella delle distanze. Sulla mappa, da Dublino al Ring of Kerry sembrano poche ore. Sulla strada, con i villaggi, le pecore che attraversano, i cartelli in gaelico che non capisci e le strade a corsia singola dove bisogna fermarsi per fare passare il trattore — è un altro conto. L’Irlanda si percorre lentamente, e quando smetti di resistere a questa lentezza il viaggio comincia davvero.

La terza lezione, quella che resta più a lungo, è sul rapporto con l’imprevisto. Arriva la pioggia mentre sei sulle scogliere — e la pioggia sulle scogliere è uno spettacolo. Il festival che pensavi chiuso è ancora in corso — e trovi una band che non conosci e che ti rimane in testa per mesi. Il pub dove sei entrato per ripararti dall’acquazzone si rivela il posto migliore in cui sei stato in tutto il viaggio. In Irlanda l’imprevisto lavora quasi sempre a tuo favore, se lasci che accada. Per sapere cosa fare in Irlanda in estate, il sito ha una sezione completa — ma il consiglio migliore è sempre quello di lasciare qualche ora libera ogni giorno. Quelle ore libere di solito diventano i ricordi migliori.

Il sito ufficiale di Fàilte Ireland raccoglie il calendario completo dei festival estivi — utile per pianificare, ancora più utile per scoprire che nel villaggio dove ti fermi per pranzo c’è casualmente un festival di musica celtica che dura tre giorni.

Se stai pensando di partire, la sezione clima in Irlanda ti dice cosa aspettarti davvero mese per mese — con i dati, i consigli sull’abbigliamento e le differenze tra est e ovest dell’isola. Il resto lo scopri quando arrivi.

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