Il 20 marzo 1993, due bombe esplosero a Bridge Street, Warrington, in Inghilterra. Morirono due bambini: Jonathan Ball, tre anni, e Tim Parry, dodici. Ventasei persone rimasero ferite. L’IRA rivendicò l’attacco.
Dolores O’Riordan, cantante dei Cranberries, aveva ventun anni. Era di Limerick. Aveva visitato Warrington poco dopo l’attentato e aveva visto il memoriale con le fotografie dei due bambini. Quando tornò in Irlanda scrisse Zombie in una notte, con quella rabbia specifica che si prova quando qualcosa di orribile viene fatto in tuo nome senza che tu l’abbia voluto.
La canzone come atto di dissenso
Zombie non è una canzone antiviolenza generica. È una canzone irlandese sull’Irlanda, scritta da una donna che si rifiutava di accettare che la violenza dell’IRA fosse in qualche modo legata alla lotta per la libertà. ‘In your head, in your head, they are fighting’ — il pronome ‘they’ è deliberato. Non noi. Loro. Una distinzione che nel 1994, quando la canzone uscì, era politicamente significativa.
Il conflitto nordirlandese era ancora in pieno svolgimento — il ceasefire sarebbe arrivato quell’estate. Prendere posizione pubblica contro l’IRA non era automaticamente popolare ovunque in Irlanda. O’Riordan lo fece comunque.
Il suono della rabbia
Zombie fu registrata con una produzione deliberatamente più dura dello stile dei Cranberries fino a quel momento — la voce di O’Riordan che sale in quel grido nel ritornello non era una scelta estetica ma emotiva. Era anche una cosa che pochissime cantanti pop del 1994 avrebbero fatto — lasciare che la propria voce andasse fino a quel punto di rottura, di furia.
Dolores O’Riordan morì nel 2018. Zombie rimane — una delle canzoni più oneste mai scritte sul costo umano di un conflitto che per troppo tempo era stato raccontato in termini astratti. Per scoprire gli altri artisti irlandesi che hanno messo la storia nella loro musica, la sezione dedicata raccoglie i profili più significativi.
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