Hozier e Take Me to Church: la chiesa abbandonata del Wicklow dove tutto è iniziato

C’è una canzone che nel 2013 è uscita dal nulla e ha attraversato il mondo intero. Take Me to Church di Hozier — Andrew Hozier-Byrne, nato a Bray nella contea di Wicklow — ha raggiunto la vetta delle classifiche in decine di paesi, è stata cantata agli Oscar, alle cerimonie funebri, nelle chiese e nei locali. Ma la cosa che quasi nessuno sa è dove è stata scritta. Non in uno studio di registrazione, non a Dublino, ma in una chiesa abbandonata sulle colline del Wicklow, nel silenzio che solo certi posti irlandesi sanno offrire.

Hozier ha raccontato in diverse interviste che ha utilizzato la chiesa, vicino casa sua, come spazio creativo — un posto dove andare a suonare quando aveva bisogno di isolarsi, di trovare una risonanza diversa da quella di qualsiasi stanza domestica. Wicklow è pieno di questi luoghi: chiese protestanti del XVIII e XIX secolo che il declino delle comunità rurali ha svuotato progressivamente, lasciandole in piedi con le finestre rotte e il tetto che lascia passare la luce nel modo più cinematografico possibile. In quelle condizioni — la pietra grigia, l’eco, la luce che cambia — ha scritto qualcosa che non sarebbe potuto nascere altrove.

La canzone e il suo doppio significato

Take Me to Church è una delle canzoni più fraintese degli ultimi vent’anni. Molti l’hanno interpretata come un inno religioso, altri come una critica alla Chiesa. Hozier ha spiegato più volte che parla di qualcosa di più sottile: del modo in cui la religione tende a colpevolizzare l’amore fisico, a trasformare in peccato ciò che è più umano. La “chiesa” nel titolo non è una metafora dell’amore — è una metafora dell’istituzione che lo giudica. La voce narrante vuole essere adorata come si adora in chiesa, vuole quella devozione totale, quell’abbandono completo, senza la mediazione del senso di colpa.

Il video, girato in Russia e diretto da Brendan Canty, ha amplificato il messaggio con immagini di violenza omofoba che hanno reso la canzone un simbolo internazionale dei diritti LGBTQ+. Ma l’Irlanda di quegli anni stava attraversando il suo percorso specifico — quello che avrebbe portato nel 2015 al primo referendum mondiale che ha legalizzato il matrimonio egualitario. Hozier era parte di quella generazione di irlandesi che sentivano l’urgenza di quel cambiamento. La canzone è figlia di quel momento storico.

Il Wicklow come paesaggio dell’anima

Non è un caso che Hozier sia cresciuto e viva ancora nel Wicklow. È la contea più vicina a Dublino che riesce a sembrare completamente lontana dalla città — basta uscire dalla costa e salire verso le montagne per trovarsi in un paesaggio che non ha niente di urbano, niente di moderno. Le Wicklow Mountains con il Sally Gap, il Lough Tay con le sue acque nere, le valli silenziose, le fattorie isolate, le rovine che spuntano ovunque tra i campi.

Per un musicista con quella sensibilità — quella voce baritonale che sembra venire da qualcosa di antico, quella tendenza a costruire canzoni che crescono lentamente come maree — il Wicklow è il posto giusto. Non è il paesaggio romantico del Kerry o la drammaticità delle scogliere di Moher. È qualcosa di più intimo, più personale, più inglese nella sua brumosità. Un paesaggio che non ti impressiona al primo sguardo ma che resta.

La chiesa abbandonata dove Hozier andava a suonare non è stata identificata ufficialmente — lui ha sempre protetto quel luogo, forse proprio per preservarne il silenzio. Ma i fan più devoti negli anni hanno setacciato il Wicklow cercando chiese abbandonate nelle colline intorno a Bray e Greystones, convinti che il posto fisico contenga ancora qualcosa della canzone. È una delle forme più interessanti di pellegrinaggio moderno: non si cerca una reliquia, si cerca un’atmosfera.

Cosa rimane oggi

Hozier è diventato nel tempo uno degli artisti irlandesi più influenti della sua generazione, ma ha mantenuto un profilo pubblico volutamente basso. Vive ancora in Irlanda, si muove tra il Wicklow e Dublino, partecipa alle battaglie politiche del paese — dai diritti civili all’ambiente — con una coerenza che i fan riconoscono e apprezzano. La sua musica è cresciuta e cambiata, ma Take Me to Church rimane quella cosa rara: una canzone che ha cambiato qualcosa nel clima culturale di un paese, non solo nelle classifiche.

Quando si percorrono le colline del Wicklow — e vale la pena farlo, con calma, magari in una giornata grigia quando le nuvole scendono basse e la luce è quella piatta e diffusa che non proietta ombre — è difficile non pensarci. Chiunque abbia sentito quella canzone e si trovi in mezzo a quel paesaggio capisce immediatamente da dove viene. Non dal mondo, non da una tendenza musicale. Da un posto specifico, in un momento specifico, con quella luce e quel silenzio.

Secondo l’Irish Times, Hozier è considerato uno dei musicisti irlandesi più significativi degli ultimi vent’anni, non solo per il successo commerciale ma per la capacità di portare temi politici e sociali in una musica popolare senza mai sembrare didascalico.

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