WikipediaNati nel 1962 in un retrobottega dell’osteria O’Donoghue’s a Dublino, i The Dubliners sono la band che ha rivoluzionato per sempre la percezione della musica tradizionale irlandese. Con le loro barbe incolte, le pinte di Guinness e un atteggiamento anti-conformista, hanno strappato il folk dalle mani dei collezionisti per riportarlo tra la gente, nei pub e nella vita notturna.
Un nome preso in prestito da James Joyce
All’inizio, la band si chiamava semplicemente “The Ronnie Drew Ballad Group”, in onore del suo fondatore. Il cambio di nome arrivò quasi per caso: lo stesso Ronnie Drew non amava particolarmente quella dicitura, e Luke Kelly, in quel periodo, stava leggendo la raccolta di racconti Dubliners di James Joyce. Fu lui a proporre il nuovo nome, che rimase per sempre associato al gruppo — un omaggio letterario che pochi fan conoscono, ma che lega ancora una volta la musica popolare irlandese alla sua grande tradizione letteraria.
La formazione storica: Luke Kelly e Ronnie Drew
Il cuore dei Dubliners era formato da due leggende della musica irlandese. Luke Kelly, con la sua voce tenorile e potente e la chitarra suonata con il plettro, rappresentava l’anima politica e appassionata del gruppo. Ronnie Drew, con la sua voce roca e profonda — descritta da un critico come “il suono della ghiaia schiacciata sotto una porta” — incarnava il lato spensierato e da taverna. Insieme a loro c’erano Ciaran Bourke, Barney McKenna (il cui banjo è entrato nella leggenda) e John Sheahan al fiddle.
Il folk come impegno sociale e politico
In un’Irlanda profondamente conservatrice e legata alla tradizione religiosa, i Dubliners cantavano per gli emarginati, i carcerati e gli operai. Brani come The Auld Triangle, che offre una descrizione cruda della vita nel carcere di Mountjoy, e Dirty Old Town divennero veri e propri inni per la classe lavoratrice. Il loro singolo Seven Drunken Nights vendette oltre 250.000 copie nel Regno Unito nel 1967, nonostante alcune stazioni radio lo censurassero per i suoi doppi sensi — un episodio che contribuì solo ad aumentarne la fama. La loro interpretazione di The Wild Rover ha fatto il giro del mondo, trasformandosi in un classico intramontabile delle session musicali.
L‘eredità: l’invenzione del folk-rock irlandese
La loro esibizione al festival folk di Edimburgo nel 1964 e le apparizioni in televisione li catapultarono a livello internazionale. Ma il loro atto più rivoluzionario fu l’incontro con il mondo del rock: nel 1987, insieme ai The Pogues, registrarono The Irish Rover, unendo due generazioni di ribelli in una hit che entrò nella top ten britannica.
La band, sopravvissuta alla scomparsa di Luke Kelly nel 1984 e di Ronnie Drew nel 2008, si sciolse definitivamente nel 2012, dopo cinquant’anni di attività ininterrotta. Oggi, l’immagine del pub irlandese, con musicisti che suonano e cantano insieme, è in gran parte un’eredità diretta dei The Dubliners.


