I 300 anni de I Viaggi di Gulliver

Nel 2026 ricorrono i 300 anni dalla prima pubblicazione de I Viaggi di Gulliver, il capolavoro satirico di Jonathan Swift uscito anonimo a Londra alla fine di ottobre del 1726. Per la trama completa e un’analisi delle quattro parti del romanzo, la nostra guida a I Viaggi di Gulliver lo racconta nel dettaglio. Qui vorrei soffermarmi su qualcosa che quella guida, giustamente concentrata sull’opera in sé, non ha spazio per approfondire: come nacque questo libro, e perché fu pubblicato senza il nome del suo autore.

Un manoscritto consegnato di notte

La leggenda editoriale narra che il manoscritto fu consegnato all’editore londinese Benjamin Motte in circostanze quasi cospirative — di notte, da un intermediario, senza che Motte sapesse chi ne fosse davvero l’autore. Swift, decano della St Patrick’s Cathedral di Dublino e già bersaglio di più di una controversia politica, aveva ottime ragioni per proteggere la propria identità: il libro conteneva una satira così tagliente della politica e della società inglese del tempo che un’attribuzione diretta avrebbe potuto avere conseguenze serie, in un’epoca in cui la censura e le cause per diffamazione erano tutt’altro che rare.

Un successo immediato, e subito manipolato

Il libro uscì il 28 ottobre 1726 con il titolo completo “Travels into Several Remote Nations of the World“, firmato semplicemente “Lemuel Gulliver” — ovvero il narratore stesso del romanzo, fu presentato come un vero resoconto di viaggio. Il pubblico dell’epoca lo divorò: la prima tiratura andò esaurita in pochi giorni, e già nel giro di poche settimane circolarono edizioni pirata e traduzioni non autorizzate sul continente.

Motte, temendo ripercussioni legali per i passaggi più esplicitamente satirici, modificò di propria iniziativa alcune parti del testo prima della pubblicazione, ammorbidendo i riferimenti più diretti alla politica inglese contemporanea. Swift ne fu furioso: le edizioni successive, corrette secondo le sue intenzioni originali, arrivarono solo anni dopo, e il testo che oggi consideriamo “definitivo” è in realtà il risultato di un compromesso editoriale che l’autore non aveva mai pienamente accettato.

Trecento anni dopo

Che un libro nato nella clandestinità politica del primo Settecento londinese sia letto ancora oggi, tradotto e discusso — non solo nella sua versione ridotta per bambini, ma nella sua forma completa di satira adulta — dice molto sulla capacità di Swift di scrivere qualcosa che andasse oltre il proprio momento storico. Nel 2026, mentre si moltiplicano le celebrazioni accademiche e editoriali per l’anniversario, vale la pena ricordare che nacque come un libro che il suo stesso autore non poteva firmare.

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