Leprechaun

Il leprechaun è la figura più riconoscibile della mitologia irlandese e uno dei simboli più esportati dell’Irlanda nel mondo. Piccolo, astuto, vestito di verde, con un cappello a cilindro e una pentola d’oro nascosta ai piedi dell’arcobaleno: l’immagine è diventata così globale da sembrare quasi un cliché. Eppure dietro il folletto dei souvenir e delle decorazioni del St. Patrick’s Day si nasconde una creatura con radici profonde nella mitologia celtica irlandese, una storia linguistica complessa e un carattere ben più sfumato di quanto l’iconografia popolare suggerisca.

Cosa significa leprechaun: le origini del nome

Il termine leprechaun — in irlandese leipreachán — ha origini etimologiche discusse. La teoria più accreditata lo riconduce all’antico irlandese luchorpán, composto da (piccolo) e corp (corpo): letteralmente, piccolo corpo. Le prime attestazioni scritte risalgono all’VIII secolo, in racconti sugli spiriti d’acqua che abitavano fiumi e laghi irlandesi. Una seconda ipotesi — meno accettata linguisticamente ma diffusa nel folklore — fa derivare il nome da leath brógan, che significa calzolaio, termine che si lega direttamente alla principale attività con cui la creatura è associata nella tradizione.

Conosciuto anche come Leith Bhrogan o clurichaun in alcune varianti regionali, il leprechaun appartiene alla categoria del piccolo popolo — i Aos Sí — creature fatate della tradizione gaelica che abitano il mondo invisibile parallelo a quello umano.

Come è fatto il leprechaun: aspetto e abbigliamento

Abbigliamento dei folletti

Nell’iconografia tradizionale il leprechaun è un uomo anziano di piccola statura, alto meno di un metro, con la barba bianca e un carattere burbero ma non malvagio. L’abbigliamento è uno degli elementi più descritti nelle leggende: giacca a falde, cappello a cilindro o tricorno, grembiule da lavoro in pelle, panciotto di lana, pantaloni alla zuava e scarpe con fibbia — quelle che ripara e produce nel suo ruolo di calzolaio.

C’è un dettaglio interessante sull’abbigliamento che molti non conoscono: prima del XX secolo il leprechaun era tradizionalmente vestito di rosso, non di verde. Il verde è diventato il colore dominante con la commercializzazione dell’immagine irlandese nel corso del Novecento, soprattutto attraverso la diaspora negli Stati Uniti e il progressivo associarsi del folletto alle celebrazioni del St. Patrick’s Day. Un’altra caratteristica classica è la borsa a tracolla con un unico scellino magico, capace di ricomparire ogni volta che viene speso — simbolo dell’astuzia finanziaria del folletto e della sua capacità di non restare mai senza risorse.

Il leprechaun come calzolaio delle fate

Nella tradizione più antica, il leprechaun non è un guardiano di tesori ma un artigiano: il calzolaio delle fate, incaricato di riparare e produrre le scarpe delle creature fatate del Sídhe. È questa la sua occupazione principale, e chi si avvicina furtivamente a un bosco nella notte spesso dice di sentire il caratteristico ticchettio del suo martelletto sul cuoio. Il lavoro artigianale è così associato al leprechaun da essere diventato uno dei modi per rintracciarlo: si segue il suono, lo si sorprende, e a quel punto — secondo la leggenda — lui è obbligato a svelare dove ha nascosto il suo tesoro, a patto che non si distolga mai lo sguardo da lui. Basta un momento di distrazione e svanisce.

La pentola d’oro e l’arcobaleno

La pentola d'oro

Il mito più famoso legato al leprechaun è quello della pentola d’oro nascosta ai piedi dell’arcobaleno. Le origini di questa leggenda sono probabilmente legate alle credenze irlandesi sugli spiriti che avevano accumulato tesori durante le guerre, tesori che potevano essere rivelati agli umani solo in circostanze particolari e con un preciso codice di comportamento.

Nella versione più diffusa della leggenda, chi riesce a catturare un leprechaun ha diritto a tre desideri in cambio della sua liberazione. Il folletto concederà i desideri, ma userà tutta la sua astuzia per interpretarli nel modo più letterale e svantaggioso possibile: è una creatura benevola in superficie ma fondamentalmente trickster, cioè ingannatore per natura. I tesori che custodisce — clurichaun inclusi, nella variante più oscura della figura — non sono facilmente accessibili, e chi si mostra avido o disonesto perde tutto.

La leggenda della pentola d’oro è anche una metafora: dove finisce l’arcobaleno non lo sa nessuno, e il tesoro che si cerca cambia di posto con esso. È il modo irlandese di dire che certe ricchezze non si possono possedere davvero — si possono solo inseguire.

Le origini mitologiche: i Tuatha Dé Danann

Prima di diventare un simbolo turistico, il leprechaun aveva una genealogia mitologica precisa. Le leggende più antiche lo collegano ai Tuatha Dé Danann — la stirpe divina della mitologia irlandese preceltica, esseri soprannaturali che abitavano l’Irlanda prima dell’arrivo dei Milesi e che, dopo la sconfitta, si ritirarono nel mondo sotterraneo dei Sídhe, i tumuli magici disseminati per l’isola. Il leprechaun sarebbe una delle forme con cui questi esseri continuano a manifestarsi nel mondo visibile, scelti per la loro piccola statura e la loro capacità di passare inosservati.

Un’altra tradizione lo vuole discendente dagli spiriti d’acqua dell’VIII secolo — i luchorpáin — che si sarebbero fusi con le fate domestiche nel corso dei secoli, acquisendo la tendenza a nascondersi nelle case e a fare scherzi agli abitanti. Per approfondire il pantheon delle creature mitologiche irlandesi, la nostra sezione sulla mitologia celtica raccoglie le principali figure del folklore dell’isola.

Il leprechaun e il St. Patrick’s Day

Oggi il leprechaun è inseparabile dalle celebrazioni del St. Patrick’s Day del 17 marzo. È tra i simboli della festa più riconoscibili al mondo, declinato su cappelli, costumi, decorazioni di negozi, addobbi di pub e sfilate. La sua immagine è diventata sinonimo dell’Irlanda festiva e popolare, una semplificazione che fa sorridere molti irlandesi adulti ma che ha

Morale

Antiche credenze sostengono che gli gnomi siano depositari di molti tesori nascosti durante la guerra e che, se catturati, rivelino il luogo dove si trovi la ricchezza. I leprechaun sono così arguti e scaltri da riuscire a confondere gli umani e salvare il bottino. Pensare che la fonte dell’arcobaleno sia il pentolone d’oro è un modo metaforico per dire che non si può definire dove inizi né finisca la magia di questi preziosi colori che nessuno potrà mai davvero fare propri, se non conservandone nel cuore il ricordo.

Che cosa dice la Legge irlandese sui Leprechaun

Qualcuno potrebbe dire che è ridicolo, ma esiste una legge a tutela dei folletti irlandesi: tra l’altro con tanto di vademecum sul comportamento da tenere in loro presenza. Il folletto è merce rara, dunque se un giorno dovesse bussare alla vostra porta di casa sappiate che dovrete accoglierlo come un fratello. Se arriva nell’ora dei pasti invitatelo a entrare e condividete con lui ciò che avete sul tavolo, nel rispetto dei termini di legge.

La leggenda del Leprechaun è uno dei miti più duraturi e si riferisce a un tipo mistico di fata originariamente legato alla Tuatha De Danann nella mitologia irlandese. Secondo le favole, le Leprechauns sono piccole entità che normalmente assumono la forma di un vecchio con un mantello rosso o verde. O meglio piccole creature maliziose che amano fare le scarpe e mettere da parte le loro monete in un vaso d’oro, nascosto alla fine di un arcobaleno.

La maggior parte delle leggende sul piccolo popolo può essere ricondotta a racconti risalenti al secolo VIII sugli spiriti d’acqua noti come ‘luchorpán’, che significa piccolo corpo. Si dice che questi spiriti si siano fusi con una fata domestica e abbiano sviluppato la tendenza a bere pesantemente. Al tempo, nessuna cantina era sicura. Altri ricercatori sostengono, invece, che il termine Leprechaun sia una storpiatura di “leath brogan”, che significa calzolaio. Ovviamente la legge non parla di tutto ciò. È interessante notare come le Leprechauns sono spesso associate a ricchezza. In realtà altro non sono che dei cobblers, ossia calzolai. Tuttavia, il mito della pentola d’oro persiste e ci sono ancora persone in cerca di tesori nascosti.