geralt, PixabayL’Irlanda ha un rapporto complesso con la prostituzione, riflesso di un paese che ha attraversato in pochi decenni una trasformazione sociale profonda — dal conservatorismo cattolico degli anni Ottanta a una società progressista che ha legalizzato il matrimonio egualitario nel 2015 e l’aborto nel 2018. Sul sesso a pagamento la posizione irlandese è cambiata significativamente nel 2017, quando il paese ha adottato il cosiddetto modello nordico: vendere sesso non è illegale, ma comprarlo sì.
La legge irlandese: il modello nordico dal 2017
Il Criminal Law (Sexual Offences) Act del 2017 ha ridisegnato il quadro normativo irlandese sulla prostituzione. Il principio centrale è che chi vende sesso non commette reato, mentre chi lo acquista è perseguibile penalmente con una multa fino a 500 euro per il primo reato e fino a 1.000 euro per le recidive. L’approccio è mutuato dalla Svezia, che per prima ha adottato questo modello nel 1999: l’idea è proteggere chi si prostituisce — spesso in condizione di vulnerabilità o coercizione — criminalizzando la domanda invece dell’offerta.
Restano illegali, come già prevedeva il precedente Criminal Law Act del 1993, tutte le attività associate: la sollecitazione in luogo pubblico, la gestione di bordelli, lo sfruttamento e il favoreggiamento. Non esistono case chiuse in Irlanda. La prostituzione di strada è praticamente assente nelle città irlandesi. Il mercato si è spostato quasi interamente online: si stima che oltre il 95% delle escort che operano in Irlanda siano straniere, provenienti principalmente dall’Europa dell’Est, e che pubblicizzino i propri servizi esclusivamente attraverso piattaforme internet.
Il dibattito sul modello nordico è aperto anche in Irlanda: le organizzazioni che lavorano con le persone che si prostituiscono sono divise tra chi lo considera uno strumento efficace di riduzione della domanda e chi sostiene che abbia spinto il mercato ancora più in clandestinità, rendendo più difficile l’accesso ai servizi di supporto.
Confronto con altri paesi europei
L’Europa non ha un approccio uniforme alla prostituzione. I modelli adottati dai diversi paesi riflettono tradizioni giuridiche, valori culturali e scelte politiche molto diverse.
Svezia — È il paese che ha inventato il modello nordico, adottato dall’Irlanda. Dal 1999 vendere sesso è legale, comprarlo no. Le pene per i clienti vanno da ammende fino a sei mesi di carcere. Il modello svedese è considerato il più restrittivo sul versante della domanda, ed è esportato come esempio in molti paesi.
Germania — All’estremo opposto. La prostituzione è legale e regolamentata dal 2002: le lavoratrici del sesso hanno diritto a contratto, contributi previdenziali, copertura sanitaria e pensione. I bordelli operano come attività commerciali registrate. La Germania è uno dei mercati del sesso più grandi d’Europa, con Amburgo e Francoforte come centri principali.
Olanda — La prostituzione è legale dal 1815. Il sistema dei red light district — il più famoso è De Wallen ad Amsterdam — è diventato esso stesso un’attrazione turistica. Negli ultimi anni le autorità olandesi hanno avviato politiche di riduzione delle vetrine nelle città principali, con l’obiettivo di contrastare tratta e criminalità organizzata.
Svizzera — La prostituzione è legale e soggetta a regolamentazione cantonale. Le lavoratrici del sesso sono tenute a registrarsi e a sottoporsi a controlli sanitari. L’attività può essere svolta in appartamenti privati, bar e strutture autorizzate.
Belgio — La prostituzione è legale dal 1948. Le lavoratrici del sesso possono operare in appartamenti privati e locali autorizzati, sono tenute a dichiararsi al fisco come lavoratrici autonome e hanno accesso all’assistenza sociale. Lo sfruttamento è perseguito per legge.
Gran Bretagna — Il sesso a pagamento non è illegale, ma lo sono l’adescamento in luogo pubblico e lo sfruttamento. Le lavoratrici del sesso operano principalmente in appartamenti privati. Il dibattito sul modello da adottare — nordico o regolamentazione — è politicamente attivo.
Francia — Ha adottato il modello nordico nel 2016, un anno prima dell’Irlanda, criminalizzando i clienti e depenalizzando la vendita di sesso. Come in Irlanda, il dibattito sull’efficacia della legge è ancora aperto tra le organizzazioni di settore.
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