Per chi assiste a una partita dell’Inghilterra a Twickenham, l’esperienza sonora è davvero unica nel contesto del 6 Nazioni. A differenza di molte altre nazioni che fanno una netta distinzione tra inno nazionale e coro da stadio, l’Inghilterra vanta una doppia identità musicale, sia ufficiale che popolare. Comprendere la differenza tra “God Save the King” e “Swing Low, Sweet Chariot” è fondamentale per afferrare la psicologia del tifo inglese e le tradizioni della Rugby Football Union (RFU).
God Save the King: l’inno ufficiale
Anche se il calcio inglese ha scelto “Jerusalem” come inno pre-partita prima dell’Uomo del Match, il rugby inglese continua a mantenere con fermezza l’uso dell’inno nazionale del Regno Unito, “God Save the King” (precedentemente “Queen”).
Questa scelta riflette le radici militari e conservatrici della federazione inglese. Prima del calcio d’inizio, i giocatori si allineano e intonano l’inno reale in un gesto di grande formalità.
Per il pubblico avversario (irlandese, scozzese, gallese), l’inizio di “God Save the King” segna il momento per lanciare il proprio canto, dando vita a quella “battaglia musicale” che caratterizza i grandi eventi del 6 Nazioni. È un momento di solennità, molto diverso dall’esplosione di passione che segue le prime fasi di gioco.
Perché non “Jerusalem”?
È una domanda che molti si pongono. Anche se “Jerusalem” è considerato da tanti l’inno non ufficiale dell’Inghilterra (e viene citato anche in Chariots of Fire), la RFU ha sempre optato per l’inno ufficiale dello Stato. Questo crea un bel contrasto con le nazioni celtiche come l’Irlanda, che utilizza l’inno specifico della federazione (Ireland’s Call) per rappresentare l’intera isola, o la Scozia, che si affida all’inno nazionale “Flower of Scotland”.
Swing Low, Sweet Chariot: l’inno del popolo
Se “God Save the King” rappresenta la forma, “Swing Low, Sweet Chariot” incarna l’emozione profonda di Twickenham. Nato come un negro-spirit americano, questo canto è diventato l’inno non ufficiale dei tifosi inglesi.
La sua ascesa a inno sportivo risale al 1988, quando un gruppo di tifosi del “Middlesex” iniziò a cantarlo quasi per scherzo, in onore di una meta di Chris Oti, un velocista afro-britannico. Da quel momento, il canto si è diffuso rapidamente, diventando un must ad ogni meta inglese in casa.
La canzone, con le sue parole di speranza e liberazione (“I looked over Jordan and what did I see?”), crea un’atmosfera quasi sacra. Quando 82.000 persone alzano le braccia all’unisono sui versi “Coming for to carry me home”, l’effetto acustico è devastante per le squadre avversarie. È il culmine dell’esperienza del tifo inglese.
L’esperienza allo stadio
Andare a Twickenham è un’esperienza che ti prepara a vivere un momento unico. C’è quel rispetto profondo per l’inno nazionale, seguito pochi minuti dopo (il tifo di solito inizia durante il gioco) dalla potente melodia di Swing Low.
Per scoprire come questi canti si intrecciano con l’architettura e la storia dello stadio, dai un’occhiata alla nostra pagina dedicata allo Stadio Twickenham di Londra.
Confronto internazionale
Ogni nazione ha il suo rituale musicale. Mentre l’Inghilterra mescola l’inno nazionale con canti gospel, l’Irlanda affronta le sue divisioni politiche con un inno di pace. Scopri le differenze nella pagina sulla Nazionale di Rugby dell’Irlanda.





