
Il cinema ha giocato un ruolo cruciale nel raccontare i Troubles e la storia recente dell’Irlanda. Attraverso film di finzione e documentari, registi sia irlandesi che internazionali hanno cercato di catturare un conflitto complesso, caratterizzato da violenza, divisioni politiche e identità in conflitto, ma anche da tentativi di dialogo e riconciliazione.
Indice
I film sui Troubles non sono solo opere d’arte, ma veri e propri strumenti di memoria collettiva che ci aiutano a comprendere uno dei periodi più difficili della storia irlandese contemporanea, in particolare per quanto riguarda l’Irlanda del Nord.
Il contesto storico dei Troubles
Il termine “Troubles” si riferisce al conflitto che ha segnato l’Irlanda del Nord dalla fine degli anni Sessanta fino alla fine degli anni Novanta. Le tensioni tra le comunità cattolica e protestante, insieme a questioni politiche e territoriali, hanno portato a decenni di violenze, attentati e repressione militare.
Questo periodo ha avuto un impatto profondo sulla società nordirlandese e ha fornito al cinema un materiale narrativo ricco, spesso esplorato attraverso storie personali e prospettive umane.
Il cinema come racconto del conflitto
I film ambientati durante i Troubles si caratterizzano per approcci diversi: alcuni optano per una narrazione politica e diretta, mentre altri preferiscono uno sguardo più intimo e quotidiano. In molti casi, il conflitto rimane sullo sfondo, mentre in primo piano si evidenziano le conseguenze psicologiche e sociali per la popolazione civile.
Nel corso del tempo, il cinema ha contribuito a trasformare la narrazione dei Troubles, passando dalla rappresentazione della violenza a una riflessione più profonda sulla memoria e sulla riconciliazione.
I principali film sui Troubles e sulla storia irlandese
The Outsider
(1979) Diretto da Tony Luraschi
Un veterinario vietnamita irlandese-americano (Craig Wasson), ispirato dal nonno (Sterling Hayden), si unisce ai ribelli per lottare per l’unificazione irlandese. Non ha idea della complessità della lotta e si ritrova preso di mira da entrambe le parti: l’IRA lo manda direttamente a Belfast, sperando venga ucciso dall’esercito britannico per provocare indignazione internazionale e incoraggiare il sostegno finanziario dei simpatizzanti negli Stati Uniti. C’è una scena orribile di tortura che trasforma la pellicola in un esempio di sensazionalismo. Il rifiuto di simpatizzare per entrambe le parti rende avvincente il ruolo del protagonista.
Maeve
(1981) Diretto da Pat Murphy e John Davies
Il film sui Troubles ha una prospettiva tutta al femminile. Una giovane donna (Mary Jackson) torna nella sua casa di Belfast dopo anni a Londra. Criticata da sua sorella (una prima apparizione di Brid Brennan) per il suo femminismo e soggetta al meschino sessismo sia dei soldati irlandesi che di quelli britannici. Maeve è accessibile a un vasto pubblico, toccante, drammatico, intriso di poetica. È intelligente e provocatorio e paragona “la relazione degli uomini con le donne” al pari dei rapporti tra “Inghilterra e Irlanda”.
Cal
(1984) Diretto da Pat O’Connor
Cal è un giovane soldato dell’IRA senza gusto per la violenza. Un disgraziato che si scopre alla guida dell’auto, in fuga, utilizzata in un omicidio. È maltrattato da altri membri dell’esercito repubblicano e infastidito a dalle bande lealiste. Tenta di espiare il suo crimine lavorando per la vedova del morto (Helen Mirren) e intraprende una relazione pericolosa. Mirren è stata premiata come migliore attrice a Cannes per la sua commovente interpretazione.
Elephant
(1989) Regia di Alan Clarke
Il secondo film di Alan Clarke sui Troubles, dopo Contact (1985), è il suo lavoro più cupo e inesorabile. Descrive spassionatamente 18 omicidi, senza motivo né dialoghi, per rappresentare il terribile contesto e costringe lo spettatore a confrontarsi con la realtà della violenza indugiando sul cadavere di ogni vittima. Il suo titolo è tratto da una citazione dello scrittore irlandese Bernard MacLaverty, che descriveva i disordini come avere un elefante in salotto, con il quale, sebbene sempre presente, impari a convivere.
Hush a Bye Baby
(1990) Diretto da Margo Harkin
Hush a Bye Baby è ambientato in Irlanda del Nord ed il tesissimo clima politico fanno da cornice alla storia di Goretti, Majella, Sinead e Dinky, quattro ragazze quindicenni, amiche per la pelle, cresciute nei ghetti cattolici di Derry: Bogside e Creggan. La questione dei supergrass, ossia dei pentiti, e dei loro processi è all’ordine del giorno nelle sei contee, in più campeggia lo shoot to kill e gli arresti indiscriminati praticati dalle British Crown Forces. Una sera, a una lezione di lingua gaelica, Goretti incontra un giovane nazionalista, Ciaran: neanche ha inizio la loro storia d’amore che i soldati dell’esercito britannico arrestano il ragazzo. Tutti i tentativi di Goretti di contattare Ciaran in carcere saranno vani, quando la giovane viene a sapere di essere incinta inizia a esplorare, il rapporto fra la sessualità, così come intesa dalla working class irlandese negli anni ’80, e la morale cattolica. Tra le debuttanti una giovanissima Sinèad O’Connor.
The Crying Game
(1992) di Neil Jordan
Fergus (Stephen Rea) è un soldato dell’IRA la cui vita cambia per sempre quando rapisce un soldato britannico (Forest Whittaker) in un luna park di South Armagh. La storia si trasferisce a Londra e il genere passa dal thriller all’improbabile romanticismo, fino a quando i fantasmi del passato di Fergus riappaiono. Neil Jordan aveva già esplorato i film sui Troubles: il suo debutto nella sceneggiatura è stato Traveller (1981), in cui due sposi intraprendono un viaggio inquieto attraverso l’Irlanda degli anni ’80, mentre Angel (1982) ha anche interpretato Rea, questa volta come sassofonista che rintraccia gli assassini lealisti di una ragazza sordomuta.
Jim Sheridan ha seguito il successo di My Left Foot (1989) e The Field (1990) con questa bruciante rappresentazione dell’arresto, del processo e dell’eventuale assoluzione dei Guildford Four, ingiustamente condannati per gli attentati del pub del 1974. Nel nome del padre vanta le eccellenti le interpretazioni di Daniel Day-Lewis nei panni di Gerry Conlon e Pete Postlethwaite nei panni di suo padre, Giuseppe, che è tragicamente morto in prigione.
High Boot Benny
(1993) Diretto da Joe Comerford
High Boot Benny racconta la vita di Benny, soprannominato high boot per via dei suoi anfibi dai quali non si separa mai. Egli è un giovane delinquente che, in quanto ricercato, ha dovuto lasciare la sua hometown, Belfast, e pertanto rifugiarsi in un piccolo centro rurale sito lungo la linea di confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. La zona è luogo di intensi traffici e continue operazioni militari dell’IRA e quindi sottoposta a un rigido controllo da parte dell’establishment britannico, del resto basti pensare a ciò che accade ancora oggi nella regione del South Armagh, chiamata Bandit County dagli agenti di Sua Maestà. Benny, passato il confine, ha trovato ospitalità presso la scuola del suddetto paesino, la cui insegnante è tra l’altro attratta sessualmente da lui. Il giovane si troverà invischiato suo malgrado nell’omicidio di un informatore della polizia.
Una scelta d’amore
(1996) diretto da Terry George
Il 5 maggio del 1981, Robert Gerard Sands, conosciuto come Sands, perde la vita durante lo sciopero della fame: l’Hunger Strike. In quegl’anni i troubles infuocavano l’Irlanda del Nord. L’intransigenza del governo di Maggie Thatcher e la dirty war messa in atto dalle British Crown Forces sommate alle condizioni sociali in cui versavano i ghetti cattolici ebbero come risultato quello di elevare il livello di scontro fra il movimento repubblicano irlandese e lo stato britannico.
L’ombra del diavolo
(1997) Diretto da Alan J. Pakula
L’ombra del diavolo racconta la storia di un terrorista dell’IRA in fuga dall’Irlanda che trova riparo a New York, in attesa di comprare una grossa partita di missili. Frank McGuire è un giovane militante e opera sotto copertura. Amico di un poliziotto irlandese per i due iniziano i guai. Gli agenti segreti inglesi gli danno la caccia e vogliono ucciderlo, però il suo amico agente Tom cerca comunque di salvarlo.
L’uccisione di 14 manifestanti disarmati durante una marcia per i diritti civili nel Bogside, a Derry, comunemente chiamata “Bloody Sunday”, è uno degli episodi più vergognosi della Gran Bretagna del 20° secolo. Nel film di Paul Greengrass, realizzato per la TV ma distribuito nei cinema, James Nesbitt (nella migliore forma della carriera) interpreta Ivan Cooper, il politico che ha organizzato la marcia.
Mickybo & me
(2004) di Terry Loane
Mickybo and Me è un film sui Troubles che si basa sull’amicizia tra un ragazzo protestante (Niall Wright) e un ragazzo cattolico (John Joe McNeill) a Belfast nel 1970. Entrambi diventano ossessionati da Butch Cassidy e Sundance Kid (1969) e sognano di fuggire in Australia. Stanco dell’ostilità e del bullismo dei loro coetanei, scappano con una pistola rubata, progettando di vivere come fuorilegge. In seguito a un attacco bomba, Mickybo scopre un anello costoso su un dito incarnato. Felice del tesoro, scarta l’anello e tiene il dito.
Il silenzio dell’allodola
(2005) di David Ballerini
Il silenzio dell’allodola è un film ispirato alla vita di Bobby Sands, un giovane ragazzo che veniva dai quartieri cattolici di Belfast e che come tanti giovani repubblicani irlandesi degli anni ’70 frequentava gli ambienti dell’IRA, il braccio armato dello Sinn Fein. Il film ripercorre la vita dei dissidenti repubblicani, che come Bobby vennero arrestati e costretti a confessare un crimine non commesso. Con una pistola puntata alla tempia e sbattuti in isolamento in una cella dove i termosifoni erano spenti d’inverno e accesi d’estate, si rappresenta la dura vita del carcere.
Hunger
(2008) di Steve McQueen
Hunger è uno dei film più celebri che affrontano la storia dell’Irlanda del Nord. Racconta gli scioperi della fame nelle carceri nordirlandesi, mettendo in evidenza il corpo come un potente strumento di protesta politica. Il film si focalizza sulla dimensione umana e simbolica del conflitto, evitando una narrazione convenzionale.
Five minutes of Heaven
(2009) di Oliver Hirschbiegel
Questo film affronta il tema del perdono e della riconciliazione dopo il conflitto. Attraverso l’incontro tra un ex militante e il fratello di una sua vittima, la storia esplora il peso della colpa e la difficoltà di superare il trauma lasciato dai Troubles.
Doppio gioco (Shadow Dancer)
(2012) di James Marsh
Collette McVeigh, una mamma single, vive a Belfast insieme alla madre e i fratelli, militanti dell’IRA. In Doppio gioco è arrestata per aver partecipato a un attentato andato a vuoto a Londra e viene messa dagli agenti con le spalle al muro: diventare una spia e sabotare così i piani dei componenti della sua stessa famiglia. La posta in gioco è alta e Collette, scegliendo di collaborare, evita il carcere (25 anni) e rimane a fianco di suo figlio di soli dieci anni. Una decisione difficile che se scoperta dall’organizzazione potrebbe rivelarsi un boomerang. Nel cast di Doppio gioco ci sono Andrea Riseborough, Clive Owen, Gillian Anderson, Aidan Gillen, Stuart Graham, Domhnall Gleeson e Martin McCann.
Il film Belfast
(2021) di Kenneth Branagh
Con gli occhi di un bambino, il film “Belfast” di Kenneth Branagh racconta le violenze negli anni Sessanta in Irlanda del Nord, tra l’altro patria del Titanic, e il coinvolgimento inevitabile di una famiglia che appartiene alla classe operaia. A sorprendere è la scelta del regista di ritagliare un ruolo al giovane Jude Hill, documentare attraverso degli occhi innocenti, affiancandolo ai genitori e Caitriona Balfe, e ai nonni Judi Dench e Ciarán Hinds. Per il nordirlandese Branagh nel film Belfast c’è un “ritorno a casa”, un tuffo nel 1969, nell’infanzia e nei Troubles, prima di trasferirsi a Londra con la sua famiglia protestante.
Good Vibrations
(2012) Diretto da Lisa Barros D’Sa e Glenn Leyburn
Good Vibrations racconta la storia di Terri Hooley, fondatore del negozio di dischi e dell’omonima etichetta, che ha dato il via al successo di molte importanti band punk a Belfast. La sequenza in cui Hooley ascolta per la prima volta Teenage Kicks degli The Undertones, ancora una delle migliori canzoni pop mai scritte, è meravigliosa. Si tratta di una celebrazione eccitante e turbolenta del trionfo del punk in un ambiente ostile.
’71
(2014) Regista Yann Demange
Ambientato a Belfast nei primi anni Settanta, ’71 racconta la storia di un giovane soldato britannico che si ritrova isolato durante una sommossa. Il film offre uno sguardo crudo e realistico sul caos urbano e sull’ambiguità morale del conflitto, evidenziando quanto fosse complicato distinguere tra amici e nemici.
Il Viaggio – The Journey
(2016) Regista Nick Hamm
Il film esplora un momento cruciale del processo di pace in Irlanda del Nord, mettendo in luce il dialogo forzato tra due leader politici opposti. La storia si concentra sull’importanza delle parole e del confronto, rivelando come il cambiamento richieda anche compromessi difficili e decisioni impopolari.
Il documentario Paradiso
(2019) Regista Alessandro Negrini
Questo documentario offre uno sguardo diretto e autentico sugli effetti dei Troubles, dando spazio a testimonianze e esperienze personali. L’approccio documentaristico aiuta a mantenere viva la memoria storica di un periodo che spesso viene raccontato solo attraverso i grandi eventi politici.
Temi ricorrenti nei film sui Troubles
Nei film sui Troubles, ci sono alcuni temi ricorrenti che, nonostante le differenze di stile e genere, si intrecciano in modo profondo:
- la violenza e le sue conseguenze
- l’identità e il senso di appartenenza
- il peso della memoria
- la difficoltà di perdonare
- il passaggio dal conflitto alla pace
Questi elementi rendono il cinema uno strumento fondamentale per afferrare la complessità della storia nordirlandese.
Perché guardare oggi i film sui Troubles
Vedere film sui Troubles significa andare oltre le semplificazioni e avvicinarsi a una realtà storica intricata. Queste opere ci aiutano a capire il presente, rivelando come le ferite del passato continuino a influenzare la società irlandese e il dibattito politico.
Il cinema diventa così un ponte tra storia, memoria e identità.
Film e memoria nella storia irlandese
I film sui Troubles non sostituiscono lo studio della storia, ma lo arricchiscono. Attraverso emozioni e storie personali, ci permettono di cogliere aspetti che spesso sfuggono ai racconti ufficiali, contribuendo a costruire una memoria collettiva più consapevole.













