Il cesto del carretto di Molly Malone

C’è una canzone che a Dublino non finisce mai. La sentite nei pub, negli stadi, nelle parate del St. Patrick’s Day, nelle partite di rugby e di GAA. La cantano i bambini e i vecchi, i dublinesi doc e i turisti che l’hanno imparata il primo giorno. Molly Malone — conosciuta anche come Cockles and Mussels — è l’inno non ufficiale di Dublino, e forse la canzone folk irlandese più amata e riconoscibile al mondo.

Tre strofe, un ritornello ossessivo, una melodia semplice che si incolla alla memoria. E una storia breve e malinconica: una giovane pescivendola che percorre le strade di Dublino con il suo carretto, muore di febbre, e il cui fantasma continua a girare per quelle stesse strade ancora oggi. Poche parole, ma abbastanza da costruire un mito.

La storia della canzone: origini incerte, successo certo

Le origini di Molly Malone sono avvolte nell’incertezza, e questo fa parte del suo fascino. Non si conosce con certezza né l’autore né la data di composizione. La teoria più accreditata la vuole scritta in Scozia nella seconda metà dell’Ottocento, probabilmente intorno al 1880, più o meno nello stesso periodo in cui Percy Montross compose Oh My Darling, Clementine — un’altra canzone folk che racconta di una giovane donna morta prematuramente, con una struttura narrativa sorprendentemente simile.

La prima attestazione scritta della canzone risale al 1883, quando fu pubblicata su un foglio musicale di Edimburgo. Eppure i dublinesi la sentono profondamente loro, irlandese fino al midollo, capace di raccontare qualcosa di vero sulla loro città e sulla loro storia. E forse è proprio questo il segreto delle grandi canzoni popolari: appartengono a chi le canta, non a chi le ha scritte.

Molly stessa — la pescivendola protagonista — è un personaggio di dubbia esistenza storica. Alcuni ricercatori hanno trovato tracce di una certa Mary Malone nei registri parrocchiali di Dublino del XVII secolo, ma nulla di definitivo. Quello che è certo è che le pescivendole ambulanti erano una figura comune nella Dublino dei secoli passati, donne di estrazione popolare che percorrevano le strade del centro con i loro carretti gridando la merce. Molly ne è diventata il simbolo immortale. Per sapere di più sulla statua che la celebra oggi nel cuore di Dublino, la nostra pagina dedicata a Molly Malone racconta tutta la storia.

Chi ha cantato Molly Malone

Nel corso dei decenni la canzone è stata reinterpretata da artisti irlandesi e internazionali di ogni genere. Ma la versione che più di ogni altra ha contribuito a diffonderla nel mondo è quella di Sinéad O’Connor, la cantante dublinese dalla voce straordinaria che ha saputo portare in questa ballata antica tutta la sua intensità emotiva. Una versione da ascoltare almeno una volta nella vita.

Prima di lei, The Dubliners l’avevano resa un classico del folk irlandese. Dopo di lei, la canzone è entrata nel repertorio di chiunque voglia avvicinarsi alla musica tradizionale dell’isola. Oggi è praticamente impossibile assistere a una serata musicale irlandese senza sentirla almeno una volta.

Il testo originale di Molly Malone

Tre strofe che raccontano nascita, vita e morte di Molly, con il ritornello che torna puntuale come il grido della pescivendola per le strade di Dublino.

In Dublin’s fair city,
where the girls are so pretty,
I first set my eyes on sweet Molly Malone,
As she wheeled her wheel-barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive alive oh!”

Alive-a-live-oh, alive-a-live-oh,
Crying “Cockles and mussels, alive alive oh”.

She was a fishmonger,
And sure ‘twas no wonder,
For so were her father and mother before,
And they both wheeled their barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive, alive oh!”

Alive-a-live-oh, alive-a-live-oh,
Crying “Cockles and mussels, alive alive oh”.

She died of a fever,
And no one could save her,
And that was the end of sweet Molly Malone.
Now her ghost wheels her barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive, alive oh!”

Alive-a-live-oh, alive-a-live-oh,
Crying “Cockles and mussels, alive alive oh”.

Traduzione italiana

Nella bella città di Dublino,
dove le ragazze sono così carine,
vidi per la prima volta la dolce Molly Malone
che portava il suo carretto
per strade strette e larghe
gridando: “Vongole e mitili, vivi vivi oh!”

Vivi-a-vivi-oh, vivi-a-vivi-oh,
gridava “Vongole e mitili, vivi vivi oh!”

Lei era una pescivendola,
e non c’è da stupirsi,
perché lo erano stati anche suo padre e sua madre prima di lei,
e tutti e due avevano portato il carretto
per strade strette e larghe
gridando: “Vongole e mitili, vivi vivi oh!”

Vivi-a-vivi-oh, vivi-a-vivi-oh,
gridava “Vongole e mitili, vivi vivi oh!”

Morì di febbre,
e nessuno riuscì a salvarla,
e quella fu la fine della dolce Molly Malone.
Ma il suo fantasma spinge ancora il carretto
per strade strette e larghe
gridando: “Vongole e mitili, vivi vivi oh!”

Vivi-a-vivi-oh, vivi-a-vivi-oh,
gridava “Vongole e mitili, vivi vivi oh!”

Perché questa canzone non finisce mai

C’è qualcosa di ipnotico nel ritornello di Molly Malone. Quella ripetizione ossessiva — alive alive oh — che prima di tutto è il grido della pescivendola, ma che nell’ultima strofa diventa il grido di un fantasma. La vitalità (“vivi!”) e la morte convivono nella stessa frase, nella stessa melodia. È questa tensione che rende la canzone indimenticabile.

Dublino ha scelto questa storia — una ragazza povera, un mestiere umile, una morte precoce — come proprio inno non ufficiale. Non un re, non un eroe di guerra, non un poeta. Una pescivendola. E in questa scelta c’è tutta l’ironia affettuosa e la profonda umanità della città, quella stessa città che i dublinesi chiamano the fair city con un misto di orgoglio e autoironia che solo loro sanno dosare così bene. Se volete conoscere le altre canzoni tradizionali irlandesi che hanno fatto la storia, la nostra raccolta vi aspetta.