La parola “Tory” (il partito conservatore britannico) è irlandese

Ogni volta che i giornali britannici parlano dei “Tories” — il soprannome storico e ancora oggi usatissimo del Partito Conservatore — pochissimi si rendono conto di pronunciare, senza saperlo, una parola irlandese. Non un’italianizzazione, non un prestito lontano: “Tory” deriva direttamente dal gaelico irlandese tóraidhe, che significa “fuorilegge” o “uomo braccato” — e le sue origini raccontano una storia decisamente più cupa di quanto il nome di un partito politico lasci intuire. Un dettaglio linguistico che si intreccia inevitabilmente con la storia politica dell’isola, di cui la nostra guida al sistema politico irlandese racconta l’evoluzione fino ai giorni nostri.

Da tóir a Tory: la genealogia di una parola

La radice della parola è tóir, che in irlandese significa “inseguimento”. Da questa derivò tóraigh (“inseguire”) e infine tóraidhe (nella forma moderna tóraí), che indicava letteralmente “colui che viene inseguito” — un fuorilegge, un bandito braccato dalle autorità. Il termine iniziò a circolare in inglese a metà del Seicento, con la prima attestazione documentata che risale al 1646.

Non era una metafora: descriveva una realtà molto concreta. Dopo la Ribellione irlandese del 1641 e la conquista cromwelliana degli anni successivi, migliaia di cattolici irlandesi si ritrovarono espropriati delle proprie terre dai coloni inglesi. Alcuni di loro — spesso resti di eserciti confederati o realisti sconfitti — si diedero alla macchia, sopravvivendo attraverso incursioni di guerriglia contro le proprietà e le guarnigioni inglesi, operando da paludi e boschi remoti. Gli inglesi li chiamavano, appunto, tóraidhe: banditi, fuorilegge, uomini braccati.

Da insulto politico a identità di partito

Il salto dal fuorilegge irlandese al partito politico britannico avvenne durante la crisi dell’Esclusione del 1678-1681, un momento di forte tensione politica sulla successione al trono inglese. Chi si opponeva all’esclusione di Giacomo, Duca di York (cattolico) dalla linea di successione, veniva bollato dagli avversari con il termine “Tory” — un insulto, non un’autodefinizione, che paragonava implicitamente questi sostenitori monarchici e filo-cattolici ai briganti irlandesi dell’epoca precedente, sfruttando lo stigma anti-cattolico e anti-irlandese ancora fortissimo nell’opinione pubblica inglese.

Come accade spesso nella storia linguistica, l’insulto fu progressivamente riappropriato dagli stessi bersagliati, trasformandosi da accusa denigratoria a etichetta di partito accettata e infine rivendicata. Il termine “Tory” rimase il nome informale ma dominante del principale partito conservatore britannico fino agli anni Trenta dell’Ottocento, quando emerse formalmente il moderno Partito Conservatore — che però, ancora oggi, quasi due secoli dopo, viene chiamato colloquialmente “Tory” tanto dai suoi sostenitori quanto dai suoi detrattori.

Un’ironia della storia che pochi notano

C’è qualcosa di quasi paradossale nel fatto che il partito più strettamente associato, nella storia britannica, all’autorità della Corona e all’ordine costituito porti il nome di una parola che significava, alle origini, esattamente l’opposto: ribellione armata, resistenza illegale, rifiuto di sottomettersi all’autorità inglese. È un’eredità linguistica che sopravvive silenziosamente in ogni titolo di giornale britannico che parla di politica interna — un piccolo frammento di storia irlandese incastonato, senza che quasi nessuno se ne accorga, nel cuore stesso del lessico politico del Regno Unito.

Per scoprire altre parole ed espressioni che l’irlandese ha lasciato nell’uso quotidiano, la nostra guida alla lingua irlandese racconta la storia e l’attualità del gaelico.

© Irlandaonline.com — La guida italiana sull'Irlanda dal 2001. Tutti i diritti riservati.