L’Irlanda è stata il primo paese al mondo a vietare il fumo nei pub

Chiudete gli occhi e immaginate un pub irlandese tradizionale: violini, pinte di Guinness, conversazioni ad alta voce — e, fino a poco più di vent’anni fa, una nube di fumo così densa da diventare quasi un elemento architettonico. Il 29 marzo 2004, quella nube scomparve di colpo, in tutto il paese, in un solo giorno. L’Irlanda divenne il primo stato al mondo a bandire completamente il fumo da ogni luogo di lavoro chiuso — pub e ristoranti compresi.

Una legge che nessuno credeva possibile

Quando il ministro della Salute dell’epoca, Micheál Martin, annunciò l’intenzione di estendere il divieto anche ai pub, la reazione fu quasi di incredulità. In un paese dove il pub non è solo un locale ma un’istituzione sociale — spesso l’unico punto di ritrovo di interi villaggi rurali — l’idea di vietare il fumo proprio lì sembrava, a molti osservatori, politicamente impossibile da realizzare. Martin stesso racconta di una conversazione con l’omologa neozelandese, che gli disse: se un paese di amanti del pub come l’Irlanda riesce a introdurre il divieto, allora può farlo chiunque al mondo.

Il Public Health (Tobacco) Act entrò in vigore alla mezzanotte del 29 marzo 2004, rendendo illegale fumare in qualsiasi luogo di lavoro chiuso, con multe fino a 3.000 euro per i trasgressori. Fu, secondo diverse fonti dell’epoca, la prima vera grande battaglia di sanità pubblica combattuta e vinta in Irlanda.

Il conto alla rovescia che nessuno pensava avrebbe funzionato

Il timore diffuso, in particolare tra i gestori di pub e le associazioni di categoria, era che il divieto avrebbe distrutto un pilastro dell’economia e della cultura sociale irlandese. La realtà, verificata a un mese dall’entrata in vigore, sorprese quasi tutti: il tasso di conformità alla legge tra i locali ispezionati a livello nazionale raggiunse il 97% — un livello di rispetto spontaneo della norma superiore a quello registrato in California e New York, due tra i primi territori al mondo ad aver sperimentato divieti simili su scala minore.

Uno studio successivo, condotto su 42 bar di Dublino prima e dopo l’introduzione della legge, misurò un crollo dell’83% nei livelli di polveri sottili e dell’80% in quelli di benzene nell’aria dei locali. Il personale dei bar, sottoposto a test sulla funzione polmonare, mostrò miglioramenti misurabili già nel primo anno — con l’esposizione settimanale al fumo passiva crollata da oltre 40 ore a settimana a soli 25 minuti.

L’effetto domino globale

Quello che rende la storia irlandese particolarmente significativa non è solo il primato cronologico, ma l’effetto che ebbe altrove. Norvegia, Nuova Zelanda e Uganda introdussero divieti simili nello stesso anno. Nel giro di un decennio, decine di paesi — dal Brasile al Bhutan — avevano adottato leggi analoghe, tanto che oggi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre un quarto della popolazione mondiale vive in paesi con divieti completi sul fumo negli spazi pubblici chiusi. Le stime irlandesi più recenti attribuiscono alla legge il merito di aver salvato circa 3.700 vite solo nei primi tre anni e mezzo, con una riduzione immediata del 26% nei casi di cardiopatia ischemica e del 32% negli ictus legati al fumo.

Un pub diverso, ma non meno irlandese

Vent’anni dopo, il timore che il divieto di fumo avrebbe “ucciso” la cultura del pub si è rivelato in gran parte infondato — anche se non del tutto: centinaia di locali, soprattutto nelle aree rurali più piccole, hanno effettivamente chiuso nel decennio successivo, complice anche la crisi economica del 2008-2013 che ha colpito duramente il settore. Ma il pub irlandese, nella sua forma più diffusa, è sopravvissuto — semplicemente, oggi, senza fumo. Per scoprire com’è davvero la vita nei pub irlandesi contemporanei, la nostra guida alla cultura del pub irlandese racconta cosa aspettarsi oggi entrando in un locale tradizionale.

© Irlandaonline.com — La guida italiana sull'Irlanda dal 2001. Tutti i diritti riservati.