
Non c’è modo migliore per cogliere l’essenza dello sport in Irlanda che attraverso gli occhi di chi lo ama così tanto da farne il fulcro della propria vita. Ecco la storia di Cristina Orsingher, all’epoca impegnata in una tesi di ricerca sul conflitto nordirlandese dal titolo: “People’s Democracy: costituzione e sviluppo del movimento all’interno della Northern Ireland Civil Rights Association”.
Indice
Un amore a prima vista: l‘incontro con l’Isola di Smeraldo
Molte attività e forme di svago possono diventano attività sociali che fanno leva soprattutto sui giovani e che danno vita a progetti di interrelazione in Irlanda e di avvicinamento tra cattolici e protestanti. Lo Sport in Irlanda non ha un valore intrinseco, sono le persone che lo praticano, che lo sostengono, che lo insegnano e che lo amministrano a introdurre una dimensione ideologica ad esso.
La storia della GAA in Irlanda spiega l’inseparabile legame che da sempre unisce sport e politica nordirlandese. Un viaggio per conoscere culturalmente e da un punto di vista sportivo l’Irlanda. Ci sono delle discipline a noi sconosciute. Gli sport gaelici in Irlanda sono un esempio. La relazione tra sport e identità in Irlanda è carica di significati emotivi. Il gioco e lo Sport in Irlanda sono sfere sovrapposte. Conosciamole.
Oltre il Calcio: la scoperta dello sport gaelico e del rugby
Nel rugby, in precedenza, c’erano rappresentanze separate soprattutto in ambito internazionale. La capacità della boxe di attrarre sportivi da entrambe le comunità è aiutata dal fatto che questo sport non viene associato ne alla tradizione culturale cattolica ne a quella protestante. Anche se gli inglesi, a ragione, possono essere considerati i responsabili dello sviluppo iniziale di questo sport fino alla sua evoluzione attuale, in nessun modo la boxe viene associata per tradizione culturale all’Inghilterra. Non è percepita come un’attività di tradizione inglese.
Il rugby
Molte federazioni rugbiste si sono costituite nella stagione 1990-91, quando i rapporti tra il nord e il sud del Paese, e con l’Inghilterra, erano intensi e positivi. Sebbene si possa genericamente accettare che il rugby e il calcio siano due aspetti differenti del panorama culturale irlandese, dire che il rugby sia uno sport di integrazione e il calcio di divisione, però, sarebbe troppo semplicistico oltre che scorretto.
Una delle spiegazioni ricorrenti del perché il rugby sia in grado di funzionare in un contesto divisivo risiede nel fatto che è uno sport della middle class. Proprio come in Inghilterra, anche nel sud e nel nord dell’Irlanda, questo sport rientra nel curriculum dell’educazione fisica delle scuole d’élite. Nel frattempo riveste una certa importanza nello sport praticato nelle università. Esiste inoltre un esteso network di clubs privati attraverso i quali i contatti con le scuole si sviluppano e si estendono poi al di fuori di esse.
Il ruolo sociale del rugbista
In generale la classe media accetta di buon grado di mantenere i contatti con i parigrado nordirlandesi e viceversa. Contatti che si sviluppano anche nel golf, cricket, hockey e che aumentano la visibilità sociale e il prestigio di club, associazioni di professionisti benestanti che questi sport sostengono, e i cui propositi possono anche essere profondi e sinceri. Ma come fanno notare gli studiosi: se da un lato è vero che il rugby aiuta nella costruzione di una classe media allo stesso modo può inasprire e aggravare altre divisioni sociali. Escludendo da questo e dagli altri sport citati poco fa, la working class da entrambe le parti del confine.
Un’altra spiegazione risiede nella natura intrinseca dello sport stesso, discreto e di livello soprattutto amatoriale se paragonato per esempio al calcio. Con l’esclusione dei grandi avvenimenti sportivi a livello internazionale, il rugby ha sempre avuto un piccolo e appassionato pubblico di tifosi ed una scarsa attenzione da parte dei mass media. Niente se paragonato appunto al vasto pubblico di sport calcistico o al più celebre calcio gaelico, in grado di catturare in misura molto maggiore anche l’attenzione dei media.
Uno sport schivo alla politica
Ma questo sport non è totalmente sganciato dalla politica: in Irlanda del Nord è quasi esclusivamente praticato dagli appartenenti alla middle class protestante. Nonostante il permesso statuario dei clubs consentano l’iscrizione a chiunque e proclamino il loro impegno come associazioni non settarie. Il sistema entro il quale ruotano, esclude per vie naturali la partecipazione di cattolici.
Si tratta di una segregazione informale, dal momento che il rugby viene praticato molto spesso soltanto nelle scuole e nei college prestigiosi. Qui l’accesso è economicamente possibile soltanto a una piccola parte della popolazione, quasi sempre solo protestante. È una subcultura che gioca un ruolo importante nel mantenere forte la coesione sociale dell’ala protestante nordirlandese.
La genuinità della boxe
La boxe si è sviluppata come una disciplina genuina e universale che non è intrinsecamente legata a nessun tipo di tradizione nazionalista o post-coloniale. Per questo la boxe è percepita in maniera del tutto neutrale. Essere pugile non è rappresentativo della propria religione o delle proprie idee politiche. In questo modo protestanti e cattolici si possono unire e ritrovare nel nome di una fede sportiva, senza alcuna paura di derivazione settaria.
Sebbene chi compete a livello amatoriale si allena e fa parte di un club, la boxe può essere considerata più una attività fisica individuale che non di squadra. Ma più di qualunque altra cosa è il carattere particolare che circonda questo sport a renderlo così popolare nonostante i contrasti esistenti tra le fazioni rivali. A Belfast, la boxe è circondata da valori e tradizioni tipiche della working class. Fino agli anni ’50, la boxe era riservata agli uomini duri.
La violenza sconfinata e casuale, che sembra essere endemica delle grandi e moderne città, non ha spazio nella subcultura della boxe. E questo è vero a Belfast come a Chicago, Detroit o Città del Messico.
Il pugilato unisce cattolici e protestanti
L’apparente complicità della boxe di isolarsi dalla violenza che caratterizza alcuni aspetti della vita in Irlanda del Nord, si ferma purtroppo entro la soglia della palestra. Come Wayne McCullough e Barry McGuigan hanno scoperto a loro spese. Perché, nel momento in cui, questa disciplina dimostra il proprio impatto positivo sulle relazioni tra le due comunità.
Wayne McCullough ha vinto una medaglia d’argento per l’Irlanda alle Olimpiadi di Barcellona e, come atleta più giovane delle squadra, ha portato il tricolore nella cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Seoul nel 1988. McCullough è un protestante di Shankill Road. I pugili nordirlandese devono appartenere a club iscritti alla International Amateur Boxing Association (IABA). Inoltre, nelle competizioni internazionali ad eccezione di quelle del Commonwealth devono rappresentare l’Irlanda.
Questo ovviamente, non è molto apprezzato al di fuori dei circoli di boxe e soprattutto nelle aree lealiste come per esempio quella da dove proviene McCullough, Shankill Road. Qui, portare il tricolore irlandese viene percepito da molti come un tradimento alla causa protestante e lealista. I familiari di McCullough sono infatti stati minacciati di morte. Di ritorno poi dai giochi olimpici, il Belfast City Council si è rifiutato di invitare Michael Carruth. Il motivo? Carruth era compagno di gara di McCullough, ma in quanto membro dell’esercito irlandese venne escluso.
Questi avvenimenti hanno fatto si che McCullough piuttosto che proseguire la sua carriera in Irlanda o in Inghilterra, abbia preferito emigrare negli Stati Uniti. Lì ha gareggiato a livello agonistico. Le circostanze nella carriera di Barry McGuigan, probabilmente, il miglior pugile proveniente dall’isola d’Irlanda degli ultimi tempi, hanno certamente influenzato la decisione di McCullough di gareggiare negli Stati Uniti.
McGuigan è nato e cresciuto a Clones, nella Contea di Monaghan. In quella parte di Ulster che ancora fa parte della Repubblica d’Irlanda. Come tutti i pugili anche lui era associato alla IABA.
Sul ring senza offendere
Quando poi iniziò la sua carriera a livello professionale, il suo manager B.J. Eastwood, lo convinse a gareggiare per i club inglesi e per i titoli inglesi piuttosto che per quelli irlandesi. Questo probabilmente perché i primi gli avrebbero offerto più soldi e l’opportunità di un riconoscimento internazionale.
Nel tentativo di non offendere ne i nazionalisti irlandesi ne gli unionisti, McGuigan salì sul ring con la bandiera delle Nazioni Unite e con sottofondo la canzone di Londonderry “Danny Boy” evitando sia l’inno inglese che quello irlandese. Purtroppo però molti nazionalisti irlandesi non dimenticarono il tradimento di McGuigan che scelse di gareggiare per il titolo inglese e non per quello irlandese. E quando il pugile sfilò per le strade di Belfast con il suo titolo di campione mondiale, apparsero nelle aree nazionaliste slogan del tipo “Barry the brit – sold his soul for English gold”.
Una volta ritiratosi dall’attività sportiva, McGuigan decise di stabilirsi definitivamente nel sud dell’Inghilterra. È probabile che la scelta di vivere lì piuttosto che nel nord, sia dovuta alle minacce di morte pervenute a lui e alla sua famiglia da parte dei nazionalisti repubblicani. Minacce che lo hanno spinto a scegliere il Kent piuttosto che la contea di Armagh.
Il Calcio
Si può sostenere che in Irlanda, con l’esclusione di alcuni sport e del rugby, con la sua natura di sport esclusivo e d’élite, il calcio ha il potere di integrazione e di unione che così avidamente i rappresentanti istituzionali ricercano nello sport. Non v’è dubbio infatti, che grazie a questo gioco, gli irlandesi hanno potuto scoprire ciò che gli sport gaelici gli hanno sempre negato. Vale a dire la visibilità oltre confine e l’opportunità di competere a livello internazionale e di battere gli inglesi nello stesso sport. In contrasto, la partecipazione a livello internazionale della nazionale nordirlandese è pressoché scarsa. In parte anche per i risultati in campo davvero poco soddisfacenti.
Il ruolo del calcio
Nonostante la nazionale di calcio selezioni i propri giocatori in entrambe le comunità, cattolica e protestante, il contesto nel quale la squadra si ritrova, si allena e gioca, crea non pochi disagi ai giocatori cattolici. Infatti, la sede della nazionale è la stessa del Linfield FC, presso il Windsor Park di Belfast, roccaforte dei tifosi protestanti della città. Il calcio tende a enfatizzare la polarità tra le due comunità nordirlandesi. E questo accade proprio perché il calcio è popolare sia tra i cattolici che tra i protestanti. E a differenza degli sport gaelici e del rugby, crea molte più opportunità di incontro. Opportunità che molto spesso si trasformano in scontri violenti e di natura settaria.
Vita da tifosa: tra le tribune di Dublino e le tradizioni locali
La storia del calcio in Irlanda del Nord è piena di episodi di rivalità sia dentro che fuori dal campo. Il tifo delle squadre locali e delle old firm come i Glasgow Celtic e i Glasgow Rangers, tendono a seguire la linea di demarcazione che divide la comunità cattolica da quella protestante. Ogni tanto però anche nel mondo calcistico si verificano degli episodi rassicuranti che fa sperare in bene.
Nella stagione 1992-93, il Linfield FC ruppe la tradizione di squadra protestante ingaggiando dei giocatori cattolici provenienti dalla Repubblica. Così com’è risaputo che le vecchie e famose squadre inglesi di calcio abbiano sostenitori sia cattolici sia protestanti, che spesso viaggiano insieme in Inghilterra per assistere alla partita.
Chissà mai che un giorno, proprio per il suo impatto popolare, il calcio possa diventare lo sport che aiuti ad avvicinare le due comunità. Non a caso il calcio risulta essere quello più scelto per le iniziative sportive dei progetti di integrazione e di incontro tra le due comunità nordirlandesi, la cattolica e la protestante.
A scuola
Quando le scuole organizzano tornei di calcio, capita spesso che molta attenzione venga data alla composizione delle squadre. Ci si assicura che i bambini cattolici non giochino mai nella stessa squadra dei bambini protestanti ma sempre gli uni contro gli altri. Questo crea competizione negativa e situazioni di conflittualità non solo in campo ma anche fuori da esso.
È vero anche che negli ultimi anni lo sport, in particolare i gaelici, e le altre attività ricreative sono diventati un mezzo molto diffuso all’interno delle scuole. Questo nel tentativo di concretizzare alcuni degli obiettivi contenuti nell’ordinamento di riforma dell’educazione del 1989 riguardanti le relazioni tra le due comunità (Educational Reform Order).
Recenti ricerche su questo argomento suggeriscono comunque un altro tipo di atteggiamento da parte delle istituzioni scolastiche. Mentre lo sport e le forme di ricreazione correlate vengono utilizzate ogni tanto come momento di incontro tra bambini cattolici e bambini protestanti, esiste ancora una considerabile resistenza nell’utilizzare questa opportunità d’incontro a lungo termine e in maniera costante.
Fuori dagli istituti scolastici
Al di fuori del circuito scolastico, altre forme di discriminazione sono portate avanti da una vasta rete di organizzazioni sportive e club privati, la cui appartenenza a una comunità piuttosto che all’altra è provata dal tipo di disciplina praticata, dalle squadre per le quali si fa il tifo, e a quali società sportive ci si iscrive. In riferimento a questo la sportività si è sviluppata come uno dei principali simboli dell’identità di comunità, sia essa cattolica sia essa protestante, e quindi dell’identità nazionale.
Dal momento che l’attività sportiva occupa un posto significativo all’interno della società nordirlandese, può risultare d’aiuto illustrare quelli che sono gli sport gaelici più praticati e quali sono le associazioni sportive di riferimento per entrambe le comunità.
Il ponte tra lo sport e la politica
La storia della GAA (Gaelic Athletic Association) spiega l’inseparabile legame che da sempre unisce sport e politica in Irlanda del Nord. Non è una coincidenza che l’organizzazione sia stata fondata verso la fine del XIX secolo quando prese avvio un’altra importante struttura del nazionalismo politico e culturale irlandese: l’IRA.
Per i fondatori della Gaa, tra cui figurano il proprietario terriero Michael Davitt, Charles Stuart Parnell e l’arcivescovo Croke, la nascita e lo sviluppo di un movimento sportivo cattolico che abbracciasse l’intera isola d’Irlanda era visto come una grossa opportunità per fare crescere il senso di identità nazionale. Allo stesso modo l’Associazione era vista come un baluardo contro l’allargamento dell’influenza inglese, i cui sport sarebbero stati considerati “estranei” alla cultura irlandese.
Il carattere politico dell’associazione Gaa non è mai stato chiaro. E questo soprattutto per via della frammentazione che da sempre caratterizza la vita politica del nazionalismo irlandese. E che si è riprodotta anche tra le fila della GAA. Per questo i padri fondatori dell’associazione hanno deciso che, per farla sopravvivere a lungo come punto di riferimento della cultura, avrebbero dovuto mantenere le distanze da qualsiasi forma di associazione politica. L’appello era rivolto sia da quelli che, nel desiderio di un’Irlanda unita fossero favorevoli all’uso delle armi e della violenza; sia da coloro invece intenzionati a seguire la via del confronto parlamentare.
Il ruolo dell’associazione
Questo certo non significa che la Gaa sia apolitica. Ad oggi il suo statuto parla di un’Irlanda a 32 contee. E fatto ancora più importante, contiene una serie di articoli formulati per escludere la polizia nordirlandese, la polizia inglese e l’esercito britannico dai suoi membri. Nella Repubblica d’Irlanda, la confederazione è diventata una delle più importanti associazioni socio-culturali del paese.
Nel nord dell’isola invece, l’atteggiamento di opposizione che Gaa mantiene e adotta nei suoi rapporti con lo stato britannico ha creato attorno ad essa un clima di sospetto. Per questo i protestanti la vedono come un “nemico” da combattere. E molte sono le cause che hanno portato a questa situazione. Per esempio lo sventolare del tricolore irlandese durante le partite di calcio gaelico, di hurling e di camogie e boxe; l’uso dell’irlandese come lingua ufficiale durante le riunioni del club presso l’Ulster Council; il nome dato allo stadio Casement Park di Belfast, in onore di Sir Roger Casement, l’eroe repubblicano giustiziato dagli inglesi per tradimento e la scoperta di armi appartenenti all’IRA nascoste in alcuni locali di proprietà dell’Associazione. Anche l’atteggiamento del governo nordirlandese nei confronti dell’Associazione è contraddittorio. A volte è di benevolenza, a volte di sospetto e infine di minaccia.
Gaa in Irlanda
Comunque, per via del divieto imposto alla confederazione, da parte del governo e per l’atteggiamento comunque diffidente da parte di quest’ultimo nei confronti delle manifestazioni della GAA, le forze di sicurezza non fanno nulla per cercare di conciliare le parti. Anzi, controllano in modo serrato tutte le attività del club. È quasi all’ordine del giorno sentire di giocatori e tifosi di squadre di sport gaelici che vengono fermati e perquisiti prima e dopo le partite.
Il risultato è che molti membri dell’organizzazione percepiscono questo controllo costante come parte di una sistematica tradizione di minaccia che prosegue ininterrottamente dal primo “Bloody Sunday“, il 21 novembre 1921, quando un distaccamento dei Black and Tans dell’esercito britannico, irruppe nello stadio Croke Park di Dublino e fece fuoco sugli spettatori di una partita di calcio uccidendone dodici.
Tensioni politiche
Lo sviluppo dell’attività nel nord ha aumentato il risentimento all’interno dei circoli lealisti che percepiscono l’aggregazione Gaa come strettamente collegata alle organizzazioni politiche nazionaliste repubblicane. Estrema espressione di questa paura è stata l’incendio di alcuni immobili della società e le minacce di morte pervenute ad alcuni membri dell’associazione da parte di terroristi lealisti.
La vasta produzione cinematografica ben si colloca in questo spazio dove trovano respiro diverse opere divenute celebri in Irlanda e nel mondo. Ne è un esempio il film The Boxer, con Daniel Day-Lewis e Emily Watson, diretto da Jim Sheridan. Un viaggio nel mondo affascinante del pugilato a Belfast, proprio nel periodo del primo cessate il fuoco dell’IRA nel 1994.










